È morta a Roma, dopo una lunga malattia, oggi, 2 febbraio 2022, all'età di 90 anni.
Ad annunciare il decesso è stato Walter Veltroni su Twitter. “Ci parliamo con gli occhi. Ha una malattia tipo Alzheimer che si infiltra e sbriciola la memoria”, aveva detto in modo molto toccante il marito della Vitti. Una malattia degenerativa che l'ha colpita relativamente giovane e che appunto da 20 anni la costringeva lontana dal mondo del cinema che era stata la sua vita. L’ultima apparizione pubblica di Monica Vitti risale al 2002, quando presenziò alla prima italiana di “Notre-Dame de Paris”.
"Roberto Russo -scrive Veltroni - il suo compagno di questi anni, mi chiede di comunicare che Monica Vitti non c'è più. Lo faccio con grande dolore, affetto, rimpianto".
Una donna passionale che ha dedicato al pubblico e all'arte la vita.
Ha avuto tre lunghe e importanti storie d'amore.
La prima, con il regista Michelangelo Antonioni; poi, con il direttore della fotografia Carlo Di Palma, che l'ha anche diretta in tre film nella metà degli anni settanta; infine, con il fotografo di scena e regista Roberto Russo, che ha sposato il 28 settembre 2000, in Campidoglio, dopo 17 anni di fidanzamento.
L'icona del cinema italiano, assente da diversi anni dalla scena pubblica perché ammalata, aveva compiuto 90 anni. Monica Vitti, nome d'arte di Maria Luisa Ceciarelli, era nata a Roma il 3 novembre 1931. Ha esordito nel cinema, dopo alcune esperienze sui palcoscenici teatrali, nel 1954, imponendosi poi all'attenzione internazionale per le interpretazioni nei film di Michelangelo Antonioni "L'avventura" (1960), "La notte" (1960), "L'eclisse" (1962) e "Deserto rosso" (1964). Ha poi lavorato soprattutto come attrice brillante mettendo in luce una notevole vivacità e ricchezza espressiva e dando vita a personaggi rappresentativi anche da un punto di vista sociologico. Tra i suoi film spiccano: "Modesty Blaise" (1966); "Ti ho sposato per allegria" (1967); "La ragazza con la pistola" (1968); "Amore mio, aiutami" (1969); "Ninì Tirabusciò" (1970); "Polvere di stelle" (1973); "Tosca" (1973); "Teresa la ladra" (1973); "Io so che tu sai che io so" (1982); "Flirt" (1983); "Scandalo segreto" (1990, di cui è stata anche sceneggiatrice e regista). Alla vena brillante hanno fatto eccezione tre sole interpretazioni: "La pacifista" di Miklós Jancsó (1971), "Il fantasma della libertà" di Luis Buñuel (1974) e "Il mistero di Oberwald" (1981) di Antonioni. Nel 1995 ha ricevuto il Leone d'oro alla carriera alla Mostra del cinema di Venezia.
L'Abruzzo ha celebrato la straordinaria interprete che oggi ci ha lasciati conferendole nel 1988 il PremioInternazionale Flaiano per l'Interpretazione (complesso dell'opera) e in occasione del suo ottantesimo compleanno con una rassegna di tre giorni di suoi film al Mediamuseum-Museo del Cinema di Pescara e nell'ambito della XXI edizione di "Scrittura e Immagine Chieti Film Festival". Ci piace ricordarla con un aneddoto: in occasione della sua premiazione l'autista incaricato dall'organizzazione dei Premi andò a Roma a prenderla a casa; Monica Vitti scese, vide che l'auto era di una nota marca tedesca e si rifiutò di salirci per motivi scaramantici. l'organizzazione dei Premi dovette reperire velocemente un'altra auto che non fosse di marca tedesca. Durante il viaggio, insieme a Suso Cecchi D'Amico, regina della sceneggiatura, si ruppe l'aria condizionata dell'auto, arrivata in albergo, raccontò ridendo che avevano fatto il viaggio con la testa fuori dal finestrino per il caldo e ringraziò l'autista per l'esperienza vissuta.



