Si continua a parlarne da anni e in modo continuativo, non solo perchè si auspica che nella testa e nel cuore degli uomini entri definitivamente l’idea che non esistono nè razze inferiori nè popoli migliori di altri, ma anche per rendere giustizia e dare solidarietà a persone i cui progenitori sono stati oltremodo umiliati e offesi. Infatti, se per alcuni il concetto secondo il quale bisogna trattare il prossimo con rispetto è non solo valido ma da attuare in ogni circostanza della vita, per altri invece esso è un optional oppure non conta affatto. Tra coloro che la pensavano in quest’ultimo modo compare ai primi posti Adolf Hitler i cui occhi di ghiaccio avevano visto nel popolo ebreo un pretesto idoneo ad infiammare gli animi per combattere meglio una battaglia che avrebbe dovuto fare della Germania la prima potenza in Europa. La sua ingiunzione a considerare quella tedesca come la “razza” pura ed eletta, diventò presto intolleranza verso diverse categorie considerate scomode quali rom, persone con problemi di handicap, gente di colore e di religione ebrea. In tal modo, nell’ambito della guerra intrapresa dal popolo tedesco contro gli stati europei, se ne inserì un’altra ugualmente insidiosa, subdola e nefasta. Era l’essenza stessa del popolo ebreo che Hitler rifiutava, come si evince nei suoi scritti: “pur essendo una minoranza, la loro presenza era ovunque, ovvero nei sindacati, in ogni ambito culturale, nel partito socialdemocratico, nonché in ambito finanziario”. Con il tempo, la sua neutralità nei loro confronti si trasformò prima in fastidio, poi in antipatia e infine in odio generato dalla considerazione che loro sarebbero prima o poi diventati forti al punto da prendere piede in tutta la nazione e ostacolare anche la sua ascesa al potere. Così, nel continuo “gioco delle parti della vita” che in quel periodo si attuò sul palcoscenico della storia, gli Ebrei furono considerati temibili pedine da eliminare. Invece, oggi, quegli stessi Ebrei sono percepiti come persone la cui memoria va costantemente rinnovata e onorata, nella speranza che il concetto di rispetto nei confronti del prossimo, obiettivo ancora lontano da raggiungere, si trasformi non in un freddo imperativo categorico, ma in un comportamento naturale che proviene dalla voce del cuore.



