Nel ‘75 era un dj di Radio RTM Catania. Emittente libera, purtroppo scomparsa come tutte di quel florido periodo creativo per l’Italia. Successivamente Salvatore Pappacena lavorò a Radio Studio ‘94 a Urbino, per poi approdare in Abruzzo e fondare una radio che ricalcasse gli ideali di radio libera, tentando di provocare quelle emozioni e socialità di un tempo capaci di scaturire solo dai suoni di un transistor.
Nasce così sotto questi auspici www.rtmSilvi.com
L'idea di Pappacena è ispirata alle prime radio libere, quelle nata all’inizio degli anni ‘60 in Inghilterra, quelle emittenti straniere che i ragazzi ascoltavano in AM e caratterizzati dal mito inglese della rivoluzionaria Radio Caroline, che trasmetteva da pirata, illegalmente da una chiatta in mare.
Il palinsesto della web radio rtmsilvi.com, che ha come base una selezione di musica di qualità, è vario e coinvolge molti speakers della costa abruzzese, con particolare attenzione per i fatti di Silvi sviscerati a fondo da opinionisti locali che vivono la città, senza trascurare il mondo animale, misteri e benessere, il sociale e tanto altro. Le trasmissioni ad esempio: Kali, viaggio in Univarsi paralleli di mistero e benessere di Annamaria Acunzo e Angela Curatolo; Francesca Persico con la rubrica rosa Radiant Women; il blues di Gianfranco Piria, Alberto Pastorella con Game set match. Una radio con tanti i speakers: Valentina Bravi, Italia Mele, Simona Astolfi, Ivet Wagner, Laura Rapagnetta, Sabrina del Trappeto, Beta Costantini, Gloria Mariani, Franco Costantini, Roberto Listorti, Mario Gattone, Francesco Di Sante, Nico Labriola.
Salvatore, quali erano le radio di riferimento captate con le onde AM radio?
Erano tre in particolare: Radio Capo d’Istria, Radio Montecarlo e Radio Lussemburgo. Uniche fonti di informazione per scoprire le novità e le tendenze musicali. C’era fermento e tutto stava cambiando, era il 1975. Dovevamo essere attenti a porgere l’orecchio all’apparecchio, i suoni si captavano con un fruscio, tipico dell’AM.
Cosa c’era in quegli anni di diverso?
Prima c’era maggior l’entusiasmo. Nulla era digitale, era tutto analogico: i difetti, le cassette e le bobine caratterizzavano la tecnologia del momento. Era diverso, poi, perché eravamo dietro un microfono, a 16 anni, e non sapevamo che dire, era tutto spontaneo e divertissimo.
Perché sono state chiuse le radio private libere?
Sono diventate nazionali, network, tutte basate sul commerciale per espandersi, mirate solo ed esclusivamente ai guadagni, trascurando la vera natura della radio, la musica, la socialità e il divertimento.
Dopo l’esperienza di Urbino ti sei fatto attendere dietro i microfoni, perché?
La radio aveva perso fascino. Era troppo commerciale. Ho preferito dedicarmi ad altro.
Come nasce l’idea di radio libera?
Le vecchie radio erano i baracchini. La radio libera era vietata. L’ispirazione venne da Radio Caroline in Inghilterra e Radio Veronica dai Pesi Bassi, entrambe trasmettevano illegalmente dai barconi, lontano dalla costa. Era in fermento l’intero mondo artistico musicale. C’era l’emozione di ascoltare un nuovo LP. Una canzone durava 15 minuti e ti faceva viaggiare in Universi sconosciuti, la voglia di viaggiare, conoscere… la musica era fonte di creatività, faceva sognare.
Cosa ricordi di quel periodo?
Le telefonate in diretta, erano vere e spontanee, le dediche di una canzone, le richieste di ascoltare un brano.
Meglio oggi o ieri?
Oggi, senza dubbio. All’epoca non c’era internet, non sapevano dove prendere le informazioni sui cantanti, i dischi. La radio in AM si ascoltava con il fruscio e parlavano in inglese, se andava bene. Oggi manca l’entusiasmo di ieri ma c’è tecnologia avanzata, che permette di svolgere tutto ciò che desideri, comunicare e puoi farlo come vuoi. Il suono è puro, senza difetti, anche se quei difetti a volte erano emozionanti.
Il tuo sogno per il futuro, Salvatore?
Eh, mi piacerebbe una rimpatriata: vorrei organizzare una trasmissione con i vecchi amici di Catania, gli stessi del ‘75.
La sigla, quale sceglieresti?
Jessica degli Allman brothers band. Per noi era il Paradiso, il massimo.



