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Giovedì, 16 Giugno 2022 10:14

La guerra contro le donne. Una possibile risposta

A distanza di millenni l’umanità continua a porsi interrogativi che non riescono a trovare una risposta esaustiva. Uno di questi è come mai, oggi, nel XXI secolo, tra i vari micro e macro conflitti, ve ne è uno in particolare che esiste da moltissimo tempo, è diffuso in ogni parte del mondo e miete ogni giorno tantissime vittime: la guerra contro le donne.

Trattasi di una guerra diversa da quelle classiche in quanto non si combatte sui campi di battaglia, ma tra le mura domestiche, alcune volte anche sui luoghi di lavoro e si avvale delle armi più grossolane: mani, braccia, piedi, e talvolta anche coltelli; una guerra che, alimentata dall’odio, dalla gelosia e dal risentimento, può avvilire e consumare la vittima fino a condurla alla morte. Coppie, famiglie e vite distrutte; denunce esposte con fatica per timore di non essere credute oppure subire ritorsioni. E, nel momento in cui il “criminale” viene finalmente inchiodato alla responsabilità dei suoi atti nefasti, sorge spontanea l’antica e non risolta questione del come mai abbia scelto proprio lei, la donna, il dolce essere la cui natura la mette nelle condizioni di partorire e di occuparsi con amorevolezza dei figli e della famiglia. Da sempre, i diversi studiosi hanno indagato i meccanismi alla base della disuguaglianza tra uomini e donne. Tra questi spicca Simone de Beauvoir la quale, a distanza di alcuni anni prima della rivoluzione sociale del ’68, provò a fornire risposte che racchiuse nel suo famoso saggio intitolato “Il Secondo Sesso”.

Le domande che Simone si fece nel secolo scorso sono le stesse che molti continuano a porsi, a partire da alcune ineludibili evidenze, la prima delle quali è quella fornita dalla stessa Simone nello stesso suo saggio: “Ebbi una rivelazione: questo mondo era maschile, la mia infanzia era stata nutrita da miti forgiati dagli uomini, e io non avevo reagito come se fossi stata un ragazzo. Mi appassionai tanto da abbandonare il progetto di una confessione personale per occuparmi della condizione femminile in generale”.

La sua spiccata sensibilità e cultura non poteva farla rimanere indifferente di fronte al fatto che il mondo non era affatto colorato di rosa… Oggi, perfino nei Paesi cosiddetti evoluti la società, l’economia e la politica continuano ad essere, per usare le sue stesse parole, “forgiate” prevalentemente dagli uomini mentre le donne non occupano una posizione paritaria. Agli uomini sono riservati, in percentuale, più posti di potere, la possibilità di stipulare patti politici e contratti economici e di prendere decisioni importanti come la pace o la guerra. La de Beauvoir volle indagare le possibili cause di questa mancata “reciprocità tra i sessi” cercandole innanzi tutto nella biologia, poi nella psicanalisi e infine nel materialismo storico, per arrivare a capire che nessuno di questi punti di vista le suggeriva una soluzione soddisfacente. Infine, solo un’interpretazione di tipo filosofico ed esistenziale le permise di capire meglio in quale modo si stabilì la gerarchia tra i sessi: “quando due categorie umane si trovano di fronte, nella fattispecie l’uomo e la donna, ciascuna vuole imporre all’altra la sua egemonia. Se ambedue sono in grado di sostenere tale rivendicazione, si crea tra loro sia dell’ostilità sia dell’amicizia, sempre in uno stato di tensione. Se una delle due è privilegiata, fa in modo di tenere l’altra in schiavitù. Il privilegio che ha permesso all’uomo di realizzare questa volontà è stato il fatto che la femmina più del maschio è in preda alla specie, alla creazione e ripetizione della vita, mentre il maschio cercava di trascendere la vita attraverso l’azione. Nella donna, nell’Altro da sé si incarnavano gli inquietanti misteri della Natura a cui lui voleva sottrarsi attraverso la conquista, l’azione, la lotta, il lavoro. Lei non divenne per l’uomo un compagno di lavoro né lui la sostenne, né l’aiutò poiché lei conservava ai suoi occhi la dimensione di ciò che è Altro e così si fece suo tiranno”.

La condizione che permise all’uomo di vedere la donna con uno sguardo diverso ovvero come “Altro da sé” è stato l’avvento della proprietà terriera. Infatti, finchè esistevano la caccia e la raccolta con una conseguente equa suddivisione dei compiti, il ruolo di donne e uomini era all’incirca sullo stesso piano. Nel momento in cui il lavoro della terra richiese l’uso di strumenti sempre più pesanti e soprattutto molte braccia forti, la presenza di lei fu gradualmente messa in secondo piano. La presunta debolezza fisica della donna, connessa alla sua condizione di essere principalmente deputato alla procreazione, fu la scusa più idonea a giustificare la necessità del suo isolamento dalla vita attiva e dell’assunzione di un ruolo subordinato rispetto a quello dell’uomo, considerato più forte e capace di agire attivamente in ogni ambito.

Il regno di lei divenne la casa, quello di lui la realtà esterna. Con il tempo la donna si trasformò in docile e sottomessa compagna dell’uomo, pronta a reclinare il capo di fronte ai voleri del padre, dei fratelli e del marito; al pari di Katerina, la famosa “Bisbetica domata” di W. Shakespeare, capì che era difficile riuscire a sfuggire al suo “destino”: dal momento che aveva constatato a proprie spese l’impossibilità di ribellarsi, non le restava che ubbidire e assecondare i desideri del proprio signore e padrone. Solo a partire dal XVIII secolo, inseguito alla rivoluzione industriale, la condizione del “secondo sesso” iniziò gradualmente a cambiare, allorchè la donna, impiegata nelle fabbriche, ebbe l’opportunità di partecipare attivamente alle lotte operaie e rivendicare i propri diritti fondamentali; una lotta che continuò nel XX secolo con l’organizzazione di movimenti che la portarono a votare e ad emanciparsi gradualmente dalla sua situazione di sudditanza. La donna si fece più energica, consapevole, orgogliosa e indipendente come Nora, l’eroina di Casa di bambola di Ibsen la quale, dopo aver salvato il marito dal fallimento lavorativo, non avendone ricevuto neanche un briciolo di gratitudine, lascia la sua casa, allontanandosi da un essere che non l’aveva mai stimata ed apprezzata. Si chiedeva tuttavia Simone: “Sarà sufficiente cambiare le leggi, le istituzioni, i costumi, l’opinione e tutto il complesso sociale perché uomini e donne diventino veramente simili, perché finisca tra loro la conflittualità?”.

Nel XXI secolo, questo interrogativo è ancora aperto e in attesa di risposta. La docile Katerina e la volitiva Nora simboleggiano due momenti, nella storia della condizione femminile, diversi ma entrambi sintomatici di una frattura ancora irrisolta tra i sessi. Ancora oggi, infatti, molti uomini, invece di vedere nella donna la loro alleata, simbolo della propria parte femminile, continuano, secondo i retaggi dell’antica cultura patriarcale, a considerarla Altro da sé, ovvero un essere apparentemente fragile sul quale esercitare la propria tirannia o scaricare le proprie frustrazioni. La scommessa è adoperarsi affinchè avvenga un cambiamento il quale implichi sia negli uomini che nelle donne la presa di coscienza della necessità di una equa e paritaria collaborazione. A tal proposito, lasciamo che risponda la stessa De Beauvoire le cui parole, pronunciate nel secolo scorso, risultano estremamente efficaci e attuali: “Chi può dire cosa accadrà? Certo, stanno nascendo e nasceranno tra uomini e donne nuovi rapporti sessuali ed affettivi di cui non abbiamo idea, amicizie, rivalità, complicità che i secoli passati non avrebbero potuto immaginare. Certo, rimarranno sempre tra uomini e donne alcune differenze, ma, non si può dire di meglio…

E’ in seno al mondo dato che spetta all’uomo far trionfare il regno della libertà: per raggiungere questa suprema vittoria è necessario che uomini e donne, al di là delle loro differenziazioni naturali, affermino, senza possibilità di equivoco, la loro fraternità”.

E’ vero: l’Amore, la solidarietà e il rispetto reciproco, al di là di ogni differenza, sono l’unica e autentica soluzione.