Il Giro d’Italia, lo declamava Alfonso Gatto, “è una meravigliosa corsa umana, il suo traguardo è la felicità”. Il Giro d’Italia, lo disegnerebbe Altan, è l’eterno ritorno al “bambino che è dentro di noi”.
In occasione della grande partenza del Giro dal nostro Abruzzo, nei giorni scorsi, ad Atri, presso il Teatro Comunale è andato in scena “W la fuga”, uno spettacolo proposto da Marco Pastonesi e Alessandro D’Alessandro in collaborazione con l'Amministrazione Comunale e i docenti dell'Istituto d'Istruzione Superiore "Adone Zoli".
L'opera, scritta e rappresenta da Marco Pastonesi, è l'atto conclusivo di un progetto formativo, "Segnalibro. Letteratura sportiva e social Reading", che ha coinvolto alcuni docenti dell'Istituto Zoli. La platea, incantata dalle note dell'organettista Alessandro D'Alessandro, ha viaggiato attraverso i racconti di Pastonesi, che come un cantore epico ha condotto il pubblico in volata nei giri d'Italia storici e non solo, nelle lunghe e brevi tratte, fino a sfiorare il Burkina Faso. Ha cantato di Fausto Coppi, che andava in fuga perché il suo destino era la solitudine; di Meo Venturelli, che andava in fuga, ma con le miss; di Luigi Malabrocca, che andava in fuga, non avanti, ma dietro, non per arrivare primo, ma ultimo; di Renzo Zanazzi, che da gregario prima di Bartali, poi di Coppi e infine di Magni, che andava in fuga per diventare capitano almeno di sé stesso. Un'epopea di fughe in uno sport dove – ed è l’unico esempio nel mondo dello sport – la fuga è un atto di coraggio e non di viltà. Storie di fughe per la vittoria e fughe per la sopravvivenza, di fughe pubblicitarie e fughe africane, di belle fughe e di mezze fughe. Perché, come spesso capita nell’amore, chi fugge, comunque vince e ciascuno, a modo suo, va in fuga e c'è un mondo nascosto e nemmeno ricercato, sia nel ciclismo che in ognuno di noi, che va raccontato perché la fatica è bellezza,quella autentica, la sola vera in questa vita fatta di pedalate.



