Molti volti della politica hanno avuto la compiacenza di tacere e oggi cominciano ad esprimere i primi dubbi sulla gestione dell'emergenza, sui servizi, blackout, acqua, riscaldamento, telefono, carenza mezzi, prima tra tutto il costo delle vite umane. Se da una parte i volontari, i soccorritori e le forze dell'ordine hanno dato il massimo in questa situazione di dolore, la mancanza di mezzi apre a dubbi e polemiche.
La domanda di molti politici emblematica oggi è: si poteva evitare gestendo diversamente la situazione?
L'onorevole Gianni Mellila ha appena finito di conferire nella Camera dei deputati, ha chiesto al ministro dei rapporti con il Parlamento Angela Finocchiaro alcune spiegazioni e chiarimenti sia sulla gestione dell'emergenza maltempo, sulla carenza energetica che da giorni ha 10mila utenze al buio. Inoltre ha chiesto sull'arme della diga di Campotosto precisazioni sulle dichiarazioni contrastanti del presidente della commissione grandi rischi. Il ministro Finocchiaro ha ben illustrato che non ci sarebbero rischi al momento. Melilla così ha chiesto le dimissioni di Sergio Bertolucci per la frase "allarmante per 300mila persone, effetto Vajont".
Il coordinatore regionale di Forza Italia, Nazario Pagano, ex presidente del Consiglio regionale d'Abruzzo, giunta Chiodi, sostiene che “il Parlamento deve farsi carico delle emergenze che hanno funestato la regione” E dice “Il silenzio, voluto, era doveroso” e “La gestione dell’emergenza è stata pessima, vergognoso il quadro fornito all’esterno del sistema” Per Forza Italia -Abruzzo, “tragico è il suo bilancio in vite umane.” Ricorda “un evento che era stato previsto anche nella sua eccezionalità, ma non c’era un piano per farvi fronte e neppure un coordinamento efficiente”. L’Abruzzo “ha pagato un prezzo spropositato a questo gennaio di tregenda. Ma non si può solo dare colpa alla Natura e dimenticare gli errori degli uomini. Chi doveva gestire tutto questo? E perché è stato fatto così male?”
Rischio valanghe, Mercante M5S: “Assurdo che l’Abruzzo non faccia parte dell’Aineva”.
“Indispensabile per l’Abruzzo far parte dell’Aineva, l’associazione interregionale che si occupa delle problematiche legate alla neve ed alle valanghe”. È quanto chiesto dal Consigliere regionale del M5S, Riccardo Mercante, attraverso una risoluzione depositata in queste ore in Regione.
“Le vicende drammatiche di questi ultimi giorni dimostrano come l’Abruzzo, purtroppo, sulla prevenzione sia sempre indietro rispetto alle altre Regioni d’Italia ed il fatto che non figuri tra gli enti aderenti all’Aineva ne è l’ennesima dimostrazione. Come ricordato dagli esperti il rischio valanghe sull’Appennino è stato per anni sottovalutato poiché si riteneva che le basse altitudini, dove era minore l’accumulo di neve, e le condizioni climatiche diverse da quelle della cinta Alpina diminuissero fortemente il fattore di rischio. In realtà il pericolo, da noi, è analogo rispetto a quello delle Regioni del Nord visto che nelle nostre montagne esistono pendii con inclinazioni superiori ai 26 gradi. E non è, di certo, un caso che le Marche, regione con noi confinante, faccia parte di tale associazione.
Interviene Pedicini deputato europeo.“Ora, che ci sono i riflettori accesi, la politica e le istituzioni devono essere chiamati a spiegare cosa è avvenuto e cosa non ha funzionato. Ora, occorre scavare nelle inadempienze e negli errori commessi per dare risposte ed evitare che situazioni di questo tipo si ripetano. Va preso atto che la terribile vicenda dei terremoti e delle nevicate in Abruzzo, Marche e Lazio, ci mette davanti ad una triste certezza: l'Italia sta morendo, l'Italia è allo sbando totale e si trova in una situazione peggiore di quello che chiunque di noi potesse immaginare.”
E ancora: “Dopo che Renzi aveva promesso le casette prefabbricate a Natale e non sono mai arrivate. Dopo che nelle aree terremotate del 24 agosto scorso non sono state rimosse neanche le macerie. Dopo il pasticcio delle Province che non hanno più soldi per la manutenzione delle strade. Dopo che l'Enel, per giorni, ha lasciato al buio centinaia di migliaia di persone. Dopo che una turbina non è arrivata in tempo e oltre trenta persone sono rimaste sotto le macerie di un hotel costruito su dei detriti. Dopo che una turbina è restata senza gasolio. Dopo che gli elicotteri non hanno potuto volare per ragioni burocratiche. Dopo che viene annunciato e poi smentito che potrebbe arrivare una scossa del settimo grado e potrebbero crollare delle dighe. Dopo che non si sa chi gestisce la protezione civile. Dopo che sono stati tagliati i fondi per le emergenze e la prevenzione...l'Italia va salvata, prima che sia troppo tardi. Che occorre andare subito alle elezioni e che il M5S dovrà vincerle.”
Chiede soluzioni anche il senatore abruzzese Razzi che ha presentato interrogazione sulle misure adottate e da adottare in futuro per prevenire i disastri che vedono l'Abruzzo e la Marche alla stremo.
Razzi lamenta i ritardi, le inefficienze, le ingenuità colpevoli di quanti non hanno saputo mettere a disposizione di quella zone soggette spesso ad abbondanti nevicate, neanche il minimo necessario per farvi fronte. La interrogazione raccomanda ai ministri competenti di approvvigionare quelle terre di tutto quanto necessita per prevenire e limitare danni di portata epocale come quelli attuali. Insomma, ha dichiarato il segretario della Commissione Esteri del senato Razzi, “si approfitti almeno per organizzare i territori con tutto quanto serve a far fronte emergenze di questo tipo. Non incorriamo nell'errore di esporre quelle popolazioni al tilt totale come è successo ora. “



