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Consulta: cambio sesso all'anagrafe anche senza operazione

Attualità

Non e' necessario sottoporsi a un intervento chirurgico per ottenere il cambio di sesso all'anagrafe. Lo scrive la Consulta, in una sentenza depositata oggi, con la quale ha dichiarato "non fondata" una questione sollevata dal tribunale di Trento e delineato l'esatta interpretazione della legge 164/1982 che regola proprio le rettificazioni di sesso. La Corte Costituzionale ricorda anche l'indirizzo giurisprudenziale in tal senso sancito dalla Cassazione con una sentenza depositata la scorsa estate.


"Interpretata alla luce dei diritti della persona, ai quali il legislatore italiano, con l'intervento legislativo in esame, ha voluto fornire riconoscimento e garanzia, la mancanza di un riferimento testuale alle modalita' (chirurgiche, ormonali, ovvero conseguenti ad una situazione congenita), attraverso le quali si realizzi la modificazione - si sottolinea nella sentenza n.221 - porta ad escludere la necessita', ai fini dell'accesso al percorso giudiziale di rettificazione anagrafica, del trattamento chirurgico, il quale costituisce solo una delle possibili tecniche per realizzare l'adeguamento dei caratteri sessuali". L'esclusione del carattere necessario dell'intervento chirurgico ai fini della rettificazione anagrafica "appare il corollario di un'impostazione che, in coerenza con supremi valori costituzionali, rimette al singolo - osservano i 'giudici delle leggi' - la scelta delle modalita' attraverso le quali realizzare, con l'assistenza del medico e di altri specialisti, il proprio percorso di transizione, il quale deve comunque riguardare gli aspetti psicologici, comportamentali e fisici che concorrono a comporre l'identita' di genere". In tale quadro, resta "ineludibile" un "rigoroso accertamento giudiziale delle modalita' attraverso le quali il cambiamento e' avvenuto e del suo carattere definitivo: rispetto ad esso il trattamento chirurgico costituisce uno strumento eventuale, di ausilio al fine di garantire, attraverso una tendenziale corrispondenza dei tratti somatici con quelli del sesso di appartenenza, il conseguimento di un pieno benessere psichico e fisico della persona". Il ricorso alla modificazione chirurgica dei caratteri sessuali, secondo la Corte, "risulta autorizzabile in funzione di garanzia del diritto alla salute", ossia "laddove lo stesso sia volto a consentire alla persona di raggiungere uno stabile equilibrio psicofisico, in particolare in quei casi nei quali la divergenza tra il sesso anatomico e la psicosessualita' sia tale da determinare un atteggiamento conflittuale e di rifiuto della propria morfologia anatomica": la "prevalenza della tutela della salute dell'individuo sulla corrispondenza fra sesso anatomico e sesso anagrafico, porta a ritenere - conclude la sentenza - il trattamento chirurgico non quale prerequisito per accedere al procedimento di rettificazione, come prospettato dal rimettente, ma come possibile mezzo, funzionale al conseguimento di un pieno benessere psicofisico". (AGI) .

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