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di Massimo Sanvitale
Domani, con inizio ore 19:00, il Pescara ospiterà la Pro Vercelli all’Adriatico. Doveroso iniziare con una decisa critica verso l’orario, che non consentirà ai tifosi biancazzurri di accorrere in massa per una partita di capitale importanza.
I ragazzi di Oddo sono, infatti, chiamati a confermare l’ottima prestazione di Trapani per dare continuità di risultati, imprescindibile se si puntano posizioni di vertice. Mai, fino ad oggi, il Pescara ha affrontato una squadra dalle modeste e dichiarate ambizioni di salvezza, vietato non cogliere una simile occasione. “Per noi giocare in casa o fuori non fa differenza, dobbiamo sempre fare la partita”, parole firmate Massimo Oddo. Impossibile non apprezzare l’atteggiamento del mister, sempre più a capo di un meccanismo oliatissimo. Sembrano lontani i giorni dell’improvvisazione, per giunta assai poco fantasiosa, subita dai frequentatori dell’Adriatico, eppure era solo metà Maggio. Si dice che il tempo sia l’alibi dei mediocri, Oddo ha già vinto la prima sfida: ancora presto per indicare i biancazzurri come i più belli della categoria, ma abbiamo visto abbastanza da ritenerli candidatissimi.
“Abbiamo ancora dei difetti da limare che ci hanno portato via dei punti”, prosegue l’allenatore pescarese, senza tuttavia spiegare a cosa si riferisca. Lo facciamo noi. Il primo problema da risolvere è di natura tattica, la squadra è talvolta troppo lunga. Come già scritto in altre occasioni, questa è una situazione strettamente connessa alla condizione fisica, spesso accade se si è in debito di ossigeno. Non solo, può anche scaturire dalla poca lucidità mentale, da un’eccessiva foga o dall’incapacità nel leggere le fasi di una partita. Proprio qui è la seconda imperfezione, la cosiddetta difficoltà di gestione. L’incapacità di “gestire” il risultato ha causato i punti persi di Vicenza e Ascoli, ma davvero da una squadra così giovane si può pretendere una simile maturità? Forse no, o almeno non ancora. Ed ecco il terzo limite, l’inesperienza. A ciò è ascrivibile la disastrosamente decisiva prestazione di Torreira al Menti, così come la blanda e distratta chiusura di Crescenzi e Fornasier su Perez durante la trasferta di Ascoli. A scanso di equivoci, viva le squadre giovani, c’è solo bisogno di un giusto mix. Ognuno di questi aspetti è sembrato risolto la scorsa settimana a Trapani, dove il Pescara ha giocato in modo impeccabile. E’ stato un caso? Forse, ma solo in parte. A nostro avviso la presenza di Campagnaro è stata determinante, la sua carriera basta ad infondere sicurezza ad una squadra che ne ha bisogno. E’ anche giusto ricordare che parliamo di una partita nata bene, dove è bastata un’occasione per passare in vantaggio. Fosse accaduto anche nelle Marche avremmo, forse, raccontato una storia diversa. Se, però, il caso non avesse un ruolo, non possiamo che aspettare con fiducia i recuperi, di diversa natura, di Cocco e Sansovini. Se per il primo siamo in attesa di un miglioramento atletico, per il secondo bramiamo notizie sull’infortunio. “Di lieve entità”, si era detto otto giornate orsono, “dovrebbe rientrare con la Pro Vercelli”, l’illusione degli ultimi giorni. Continuiamo a non capire perché tutte le società calcistiche diano voce allo staff medico, mentre il Pescara si ostina a imporre voto di silenzio, alimentando ironie e leggende fisioterapiche.
La formazione dovrebbe essere quella schierata la scorsa settimana, con la differenza di Cocco dal primo minuto. Dunque, Fiorillo tra i pali, difesa a quattro con Fiamozzi, Campagnaro, Fornasier e Crescenzi, centrocampo a tre con Verre, Mandragora e Selasi, trequartista Caprari alle spalle di Cocco e Lapadula.



