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Lunedì, 22 Gennaio 2018 17:07

No gas a Bomba: Regione Abruzzo contro, cittadini chiedono di "bocciare" progetto

conferenza di questa mattina conferenza di questa mattina

conferenza congiunta oggi con Mario Mazzocca, Gestione territorio, Legambiente e WWF che chiedono al ministero di bocciare il progetto di estrazione gas a Collesanto nel lago di Bomba

 

 

Il Governatore D'Alfonso e il Sottosegretario Regionale Mazzocca stamane in conferenza stampa per annunciare le misure previste contro il progetto di estrazione gas dal lago di Bomba.Presenti anche i Sindaci dei Comuni interessati, il Presidente comitato cittadini “Gestione Partecipata Territorio” Massimo Colonna; il Presidente di Legambiente Abruzzo Di Marco e Luciano Di Tizio Presidente Wwf Abruzzo.

Mazzocca firme pronte istituzioni e cittadini.

Dopo l'illustrazione delle problematiche inerenti il permesso di ricerca “Monte Pallano” (CH) e l’istanza di concessione alla coltivazione “Colle Santo” (CH), ha avuto luogo la sottoscrizione congiunta dei seguenti documenti: la richiesta di diniego alla Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.) relativa all’istanza di richiesta della concessione di coltivazione presentata dalla società CMI Energia S.r.l., denominata "Colle Santo" e pervenuta al Ministero dello Sviluppo Economico il 20 maggio 2016, prot. n. 11210; la richiesta di ritiro del permesso di ricerca "Monte Pallano" rilasciato alla CMI Energia S.r.l.; e la segnalazione irregolarità nell’iter di VIA presso il Comitato VIA del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare sull’istanza progetto di sviluppo concessione “Colle Santo”, presentata dalla società CMI Energia S.r.l., in data 04 ottobre 2017.

Così il Sottosegretario Regionale Mario Mazzocca: “Le firme dei rappresentanti della Regione Abruzzo, dei Sindaci dei Comuni interessati, del Presidente della Provincia di Chieti, delle associazioni ambientaliste, dei rappresentanti dei Comitati spontanei dei cittadini, in calce ai documenti che verranno inviati al Ministero dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico, esprimono la più che motivata contrarietà sia all’ipotesi di estrazione gas dal giacimento sotto il Lago di Bomba sia alla costruzione di una raffineria a Paglieta, e stanno a dimostrare l’unita d'intenti di un fronte vastissimo che continuerà a battersi, come ha fatto in passato, per scongiurare la realizzazione di tale progetto”.

“Oltre a ricostruire la storia più che ventennale dei tentativi abortiti di sfruttamento del giacimento - prosegue Mazzocca - i documenti esplicitano con chiarezza le ragioni per le quali bisogna abbandonare questa idea, a cominciare dalla sentenza del Consiglio di Stato che ha dato ragione al comitato VIA della Regione che aveva respinto il progetto invocando il principio di precauzione riguardo al rischio di cedimento degli argini del Lago di Bomba, per finire con l’illogicità dell’atteggiamento del Mise che riapre, senza alcun nuovo motivo, l’istruttoria su un procedimento già chiuso. Tuttavia, la Regione Abruzzo insieme alle altre istituzioni e associazioni si farà sentire con le proprie osservazioni anche nel procedimento di VIA nazionale. È in corso di approvazione, a tale proposito, una delibera di Giunta Regionale che fa proprio il parere contrario già espresso dal Comitato Regionale VIA e chiede di aprire il procedimento di “inchiesta pubblica” previsto dalla legge 152/2006. Infine si ricorda che, come annunciato nell’ottobre 2017, con il Governo è ancora aperto un contenzioso giudiziario che di seguito si riassume: - Con la sentenza n°170 del 12 luglio 2017 la Corte Costituzionale ha dato ragione alla Regione Abruzzo dichiarando incostituzionale l’art.38 (comma 7) dello 'Sblocca Italia' che prevedeva fosse il Ministero dello Sviluppo Economico, con un proprio decreto, a stabilire le modalità di conferimento del titolo concessorio unico nonché i modi di esercizio delle attività di ricerca e coltivazione, senza il coinvolgimento della Regione". 

Con la sentenza n. 198 del 14 luglio 2017 la suprema Corte ha nuovamente dato ragione alla Regione Abruzzo (unica a presentare ricorso) annullando il decreto del Ministro dello Sviluppo Economico (meglio noto come Decreto Trivelle) del 2015 in quanto emanato senza preventiva intesa con le Regioni. - Pende ancora il ricorso straordinario al Capo dello Stato contro il Decreto Trivelle (disciplinare tipo) presentato il 12 luglio scorso sempre dalla Regione Abruzzo, opportunamente integrato alla luce dei suddetti due pronunciamenti”. 

È di pochi mesi fa l’ultimo ricorso della Regione Abruzzo contro il D.M. 09.08.2017 del Mise (Calenda-bis) che, con lo scopo dichiarato di adeguare il D.M. del 07/12/2016 alla sentenza n°170 del 2017, di fatto continua a non riconoscere il ruolo delle Regioni.

WWF, Legambiente e il comitato di cittadini “Gestione Partecipata Territorio” di Bomba.

Non manca proprio nessuna firma in calce alle note inviate al Ministero dell’Ambiente per chiedere di “bocciare” una volta per tutte l’istanza di richiesta di coltivazione del giacimento di gas naturale denominato “Colle Santo” e a quello dello Sviluppo Economico di ritirare lo stesso Permesso di Ricerca, visto che tra gli altri anche il Ministero aveva presentato ricorso al Consiglio di Stato affinché non si procedesse alla coltivazione del giacimento per i forti rischi idrogeologici.

Al Ministero si chiede inoltre di deliberare definitivamente l’impossibilità di sfruttare il giacimento di gas naturale di Bomba affinché non si possa ripresentare in futuro un ulteriore “nuovo” progetto. In un altro documento, infine, si segnala al Ministro dell’Ambiente e ai dirigenti del Comitato VIA nazionale, organo tecnico che deve pronunciarsi sulla compatibilità del progetto, alcune presunte irregolarità. Dallo studio delle carte emerge, infatti, che tra il Comitato VIA del Ministero dell’Ambiente e la CMI Energia c’è stato uno scambio ufficioso di documenti finalizzato a concordare un modo “accettabile” per provare a scavalcare il principale motivo di opposizione al progetto ribadito dalla Sentenza del Consiglio di Stato, ossia la correttezza dell’applicazione del principio di precauzione. Le suddette presunte irregolarità sono state oggetto anche di un esposto alla Procura della Repubblica di Roma presentato alcuni giorni fa da Massimo Colonna, in qualità di Presidente del Comitato di cittadini “Gestione Partecipata Territorio”.

La vicenda del giacimento di gas naturale denominato “Colle Santo” sito nel territorio dei Comuni di Bomba, Archi, Roccascalegna, Torricella Peligna, Pennadomo, Villa Santa Maria, Atessa e Colledimezzo, in provincia di Chieti, è decisamente paradossale. Un primo progetto venne accantonato nel 1992 da AGIP per serie problematiche ambientali. Nel 2004 subentrò invece la società Forest CMI S.p.A. che il 20 febbraio 2009 presentò all’UNMIG l’istanza, denominata "Colle Santo", volta ad ottenere la concessione di coltivazione del giacimento. Una ipotesi subito contrastata dalla popolazione locale, che si costituì in Comitato, dai sindaci del territorio, dalla Provincia, dalla Regione. Il progetto venne respinto per ben due volte dal Comitato V.I.A. della regione Abruzzo (Giudizi 1929/2012 e 2315/2013) e poi definitivamente bocciato dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale con la Sentenza 02495 depositata il 18 maggio 2015. Ebbene quel progetto è stato ripresentato sostanzialmente identico da CMI Energia S.r.l. il 20 maggio 2016.

Una scelta che WWF, Legambiente e Comitato “Gestione Partecipata Territorio” definirono, presentando nell’estate 2016 le loro osservazioni in opposizione, come “una offesa ai cittadini e allo Stato”.

La bocciatura definitiva è, secondo le autorità politiche locali e i cittadini, del tutto inevitabile alla luce anche di una serie di fattori: • il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, insieme al Comitato di cittadini “Gestione Partecipata Territorio” di Bomba (CH) e al WWF, sono stati tra i ricorrenti al Consiglio di Stato; • il territorio con tutte le sue rappresentanze politiche, dalla Regione ai Comuni, si è opposto in ogni sede al progetto; • le condizioni ambientali che rendono il giacimento non sfruttabile non muteranno nei prossimi decenni e anzi la situazione delle frane attive e quiescenti che circondano il bacino idroelettrico del lago di Bomba può solo peggiorare; • la nuova istanza della CMI Energia S.r.l., è da ritenersi illegittima, in quanto chiede di sottoporre a giudizio di compatibilità ambientale un progetto identico a quello bocciato poco più di un anno prima da una sentenza del Consiglio di Stato e che un fondamentale principio del diritto romano afferma che “Ne bis in idem”, ossia alla lettera “non due volte per la medesima cosa”.

Si tratta ora di proclamarla in forma definitiva per consentire ai cittadini e ai loro rappresentanti pro-tempore di esercitare il sacrosanto diritto di decidere del futuro del loro territorio in base ai veri interessi della collettività.

Ultima modifica il Lunedì, 22 Gennaio 2018 17:16

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