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Lunedì, 05 Marzo 2018 12:17

PD. Matteo Renzi si dimette, D'Alema sconfitto. Boschi eletta.

Scritto da di AC
PD. Matteo Renzi si dimette, D'Alema sconfitto. Boschi eletta. da pagina Fb Renzi

Confermata alle 17 ufficializzazione dimissioni. Franceschini perde. Lo si legge sul Ansa, il leader del Pd, Matteo Renzi, ha deciso di dimettersi

Dalla comunicazione dei risultati, già era nell'aria questo pronostico. Il 20% del PD ha segnato la disfatta del PD, al di sotto dello sperato 25% auspicato da Renzi.

La decisione di Matteo Renzi di lasciare la segreteria del Pd è confermata da fonte diretta e autorevole del partito. Ma il portavoce Marco Agnoletti dice:" A noi non risulta". Alle 17 il segretario ufficializzerà le sue decisioni. Nell'ora più buia del Partito democratico, Matteo Renzi accarezza l'idea di lasciare, dimettersi. Voleva aspettare lo spoglio a casa, nella sua Firenze, e invece pochi minuti prima della chiusura delle urne varca la soglia della sede nazionale del Pd. E detta la linea: va male, andiamo all'opposizione. Quanto male, lo dirà il passare delle ore. Si attendono i dati della Camera, che arriveranno a notte fonda, per misurare la distanza che separa la sconfitta da un tracollo.

Ma il "tesoretto" del 40% alle europee, che segnò l'ascesa a palazzo Chigi, è evaporato, forse più che dimezzato. E il segretario si prepara a una resa dei conti che potrebbe passare dal tentativo di condizionarne le scelte, nelle trattative per il governo. Un redde rationem che potrebbe lui stesso anticipare. Con il passo indietro. Aveva escluso di mollare la segreteria, Renzi. Ma con il passare delle ore e con il trend che sembra attestare il Pd sotto il 20% ai minimi storici, accarezza l'idea di assumersi in pieno la responsabilità della sconfitta. Nel suo ufficio al secondo piano del Nazareno segue i dati con Matteo Orfini, con lui ci sono i fedelissimi, da Luca Lotti a Maurizio Martina e Lorenzo Guerini. La linea decisa alla vigilia (guida salda del partito e "opposizione"), vacilla man mano che i dati vanno oltre le più buie previsioni. Renzi si rammarica di una campagna elettorale 'subita': impostata, contro la propria indole, come chiedeva il partito (avanti la squadra, toni bassi e proposte concrete). Ma al dunque, i dati pesano. L'elettorato del Pd sembra essersi rimpicciolito, anche al netto della scissione. Si pagano gli anni di governo, nonostante i dati del Pil positivi e tutti i risultati elencati allo sfinimento in campagna elettorale. Paolo Gentiloni segue lo spoglio da Palazzo Chigi. I "big" non-renziani del partito non si vedono al Nazareno. Non ci sono i ministri Graziano Delrio e Dario Franceschini, non ci sono i leader della minoranza Andrea Orlando e Michele Emiliano. Aspettano dati più certi per parlare: tra gli orlandiani c'è chi spinge perché sia inoltrata al segretario la richiesta di dimissioni. Ma ora, in una fase così difficile, c'è da gestire la partita del governo, dove gli altri daranno le carte. Perciò c'è chi, anche nella minoranza del partito, pensa che non sia il momento che il segretario resti e invoca piuttosto una gestione collegiale. Dalla minoranza, fermamente contraria a ipotesi di larghe intese, potrebbe levarsi nelle prossime ore anche la richiesta di andare a "vedere" sul serio le carte dei Cinque stelle. Un governo con i grillini e gli ex compagni di LeU (per quanto anche loro 'rimpiccioliti' dal voto) potrebbe essere anche un viatico per la ricostruzione dell'unità a sinistra. Ma il segretario è contrario a questa ipotesi e su questo non sembra aver cambiato idea. Certo, le cose potrebbero cambiare, se tra qualche ora non fosse più lui il segretario.

Maurizio Martina scrive sul social, “È chiaro che per noi si tratta di una sconfitta molto evidente e molto netta. Stiamo seguendo l'evoluzione dei risultati collegio per collegio, si profila chiaramente un dato al di sotto dell'aspettativa. Le valutazioni più compiute sull'esito del voto alla luce dei dati che matureranno nelle prossime ore le farà il segretario domani mattina"

Quando mancano circa cinquemila sezioni da scrutinare alla Camera e poco meno al Senato, è ormai chiaro come gli elettori italiani abbiano scritto la "pagina bianca" di cui parlava Sergio Mattarella nel suo discorso di fine anno. Di Maio e Salvini indiscussi vincitori, il Pd malamente sconfitto (con crescenti rumors di un Renzi sulla via delle dimissioni), un Berlusconi silente (con Forza Italia che copre il disappunto per il sorpasso della Lega inneggiando alla vittoria della coalizione di centrodestra), un modestissimo risultato per Leu, nessuna maggioranza di governo. 

PD: chi dentro e chi fuori dal Parlamento.

Parte del dazio lo pagano anche i ministri del governo Gentiloni, che per quasi la metà, non riescono a vincere la sfida nel loro collegio. Si legge su Ansa.

A portare a casa il seggio nell'uninominale, oltre al premier che sfiora il 42%, anche alcuni dei più vicini al segretario Matteo Renzi (anche lui conquista il seggio uninominale), come Luca Lotti, mentre non ce la fanno né la titolare della Difesa, Roberta Pinotti né il ministro dell'Interno Marco Minniti, che perde a Pesaro contro Andrea Cecconi, al centro dello scandalo 'rimborsopoli' del Movimento 5 Stelle. Boschi, anche lei 'catapultata' tra le polemiche anche interne a Bolzano, vince con il 41% dei voti, superando di gran lunga la sua principale sfidante, Michaela Biancofiore, che si ferma a poco più del 25%. Supera il 40% anche Luca Lotti, candidato ad Empoli, mentre Marianna Madia, capolista nel collegio di Roma2 ha circa il 37,48% quando sono state scrutinate 180 sezioni su 201. La spunta nel collegio di Siena anche il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, che vince la sfida con l'economista della Lega, Claudio Borghi.

Maria Elena Boschi è stata eletta a Bolzano con il 41,23%. Dario Franceschini perde nella sua Ferrara, mentre conquistano il proprio seggio alla Camera Beatrice Lorenzin a Modena e Graziano Delrio a Reggio Emilia. Cade anche un altro ministro, Claudio De Vincenti, candidato in Emilia-Romagna. Al Senato passa, nonostante il derby a sinistra con Vasco Errani, l'ex presidente della Camera Pierferdinando Casini, mentre perde il confronto diretto l'ex portavoce di Romano Prodi, Sandra Zampa. Sono questi alcuni dei risultati usciti dalle sfide dei collegi in Emilia-Romagna. Sfide che, in moltissimi casi, hanno sovvertito il pronostico, con candidati del centrodestra che sono riusciti a sovvertire il pronostico in collegi considerati blindati dal centrosinistra. Quando devono essere ancora definiti gli ultimi risultati, la sfida complessiva dei confronti diretti nei collegi dovrebbe terminare con un sostanziale pareggio. In termini assoluti invece il centrodestra supera, per la prima volta nella storia, il centrosinistra, mentre il Pd rischia di perdere, a vantaggio del M5s, soprattutto alla Camera, lo scettro di primo partito.

E' confermata la sconfitta di Massimo D'Alema nel suo collegio storico salentino di Nardò dove corre per l'uninominale al Senato per Leu. Per lui la percentuale si ferma al 3,9%, poco sopra la media regionale presa dal partito di Grasso, ed è ultimo tra i candidati. Nel collegio vince, come quasi ovunque in Puglia, il candidato del M5s, Barbara Lezzi (39.84%), secondo è il candidato del centrodestra, Luciano Cariddi (35,17%), e terza la candidata del centrosinistra, Teresa Bellanova, viceministro uscente del Pd che ha ottenuto il 17.4%.

Ultima modifica il Lunedì, 05 Marzo 2018 12:41

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