La proposta di portare in Commissione toponomastica la richiesta di intitolazione di una via a Sergio Ramelli sarà affidata al consigliere Aliano.
"Un giovane studente milanese, iscritto al Fronte della Gioventù e vittima del clima di odio e violenza politica degli anni '70, barbaramente ucciso a colpi di chiave inglese da militanti della sinistra extraparlamentare. Un ragazzo di destra che amava il calcio, la musica, lo studio e la vita in tutta la sua pienezza e che, dopo 47 giorni di agonia per l’aggressione subita, muore il 29 aprile del 1975."
Sergio Ramelli aveva appena 18 anni quando, il 13 marzo 1975, "venne aggredito sotto casa a Milano, mentre metteva la catena al motorino. Due persone, armate con chiavi inglesi industriali (Hazel 36) gli ruppero la testa. Ad armare la mano degli assassini è un tema di scuola scomodo."
Venne bollato come “fascista”, si legge su una nota a firma dei coordinatori, tra cui Marco Forconi, per aver scritto un tema in classe in cui biasimava gli omicidi delle Brigate Rosse e "di come il Paese stesse scivolando verso una spirale di odio e terrore. Ma il tema di Sergio non fu neanche corretto dal professore, perché un gruppetto di studenti legati ad Avanguardia Operaia requisì tutti gli scritti e si mise a spulciarli uno a uno. E dopo neanche due ore i fogli protocollo scritti da Ramelli vennero esposti nella bacheca all'entrata della scuola, con quasi tutte le frasi sottolineate e sopra una scritta rossa come il fuoco: "Ecco il tema di un fascista!".
Da quel momento Sergio Ramelli diventa il bersaglio con il quale giocare al tiro a segno. Quasi quotidianamente viene preso di mira, a volte viene portato fuori dall'aula e preso a calci e sputi, altre volte dileggiato e deriso davanti agli altri studenti, altre volte umiliato, offeso e costretto alle cattiverie più feroci. Fino alla comparsa di quella scritta infame sotto casa: "Ramelli fascista sei il primo della lista".
Ci sono voluti oltre dieci anni prima che un gruppo di pentiti accusasse il servizio d’ordine di Avanguardia Operaia di aver assassinato Sergio Ramelli. A poco a poco saltarono fuori i nomi di chi aveva preso parte all’azione omicida.
"Un martire politico cui molte città in Italia, come Chieti in Abruzzo, hanno dedicato vie o piazze per ricordare un giovane uomo la cui unica colpa era di voler esprimere le proprie idee".
“Montesilvano, –affermano icoordinatori di FDI - dedicando una via ad una vittima innocente degli anni bui della violenza studentesca che si legava ai colori della politica, contribuirebbe ad avviare, con serenità e con appuntamenti storico-culturali già in programma, un sano percorso di pacificazione e di distensione, soprattutto in un periodo politicamente infuocato come quello in cui ci troviamo, evitando di alzare bandiere di un tempo che fu, magari utili per rivendicare una contrapposizione carica di violenza, di odio e di divisione.”



