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Lunedì, 09 Novembre 2015 01:00

Le rose di Eliogabalo - la leggenda

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Un quadro del 1888 che sintetizza le coincidenze degli opposti. Un'opera di Sir Lawrence Alma Tadema sul sovrano romano che ebbe 5 mogli e due mariti e subì la damnatio memoriae dal popolo romano. Un debosciato, almeno come descritto nella Historia Augusta.

 

Incredibile pensare che un'immagine così bella, simposio dell'estetica, rappresenti un episodio così macabro.

Il quadro racconta una delle leggende sul dittatore romano, Eliogabalo. Una sera durante una festa fece ubriacare e divertire gli invitati e poi lasciò cadere una pioggia di rose e violette su di loro non per affetto, bensì al fine di ucciderli per soffocamento. E ci riuscì.

Un personaggio quello ricordato nel dipinto ad olio su tela di Tadema, molto discusso, che suscita molta curiosità. Un imperatore vittima di propaganda negativa post mortem a causa di una politica troppo progressista e rivoluzionaria o dittatore senza pietà?

Il dubbio è lecito.

Eliogabalo, Sesto Vario Avito Bassiano salì al trono con il nome Marco Aurelio Antonino, visse tra 203 e  il 222, imperatore dei Severi regno dal 218 fino alla morte.

Fece sì irritare i romani: importò il culto del Sol Invictus e in qualità di gran sacerdote sposò in seconde nozze Aquilia Severo, una vergine vestale, matrimonio simbolico tra Dio e Vesta, lasciata dopo un anno per sposare Anna Faustina,discendente di Marco Aurelio e vedova di Pomponio Basso. Poi lasciata per ritornare dalla vestale.

Lasciò la prima moglie, Giulia Cornelia Paula, dopo alcune settimane perchè sosteneva  avere una imperfezione fisica mai specificata.

Ebbe poi due mariti, almeno così li indicava, Ierocle, uno schiavo biondo della Caria, e un atleta di SMIRNE, di nome Zotico.

La politica religiosa e gli eccessi sessuali suscitarono lo sdegno dei romani.

Eliogabalo attentò alle politiche di stampo conservatorismo romane,  questo è innegabile nella storia, il popolo non lo accettò fu, come sovente accadeva ai sopvrani dell'epoca, vittima di congiura, ucciso da una guardia pretoriana.

Gli successe suo cugino Alessandro Severo che ne cancellò la memoria, non solo, avallò una campagna denigratoria composta di storie e dicerie sul predecessore che rese difficile capire i reali fatti sulla vita di Eliogabalo.

La storia immortalata nel quadro è pregna di significati, lascia aperte riflessioni sulla società, sulla politica, sulla menzogna, il mezzo attraverso cui insinuare il dubbio che mimetizza la verità a volte per sempre.

Il quadro fa parte di una collezione privata di Perez Simon, esposta a Giugno 2014 a Roma, Chiostro del Bramante.

Ultima modifica il Martedì, 10 Novembre 2015 13:17

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