"Sarebbe grave, se non fosse bizzarro, che un Presidente di uno dei consigli comunali cui la legge regionale assegna un ruolo fondamentale nel procedimento di unificazione tra i comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore, abbia espresso l’opinione secondo cui il corpo elettorale del suo comune, in occasione del referendum sulla materia, svoltosi il 25 maggio 2014, non avrebbe ricevuto 'una adeguata comunicazione sulla proposta referendaria'." esordisce Falco. E chiede: "Se fosse così sarebbe doveroso chiedersi: dov’erano quel giorno i politicanti di Montesilvano che oggi, a tempo abbondantemente scaduto, si mettono di traverso cercando maldestramente di annullare la volontà popolare? Erano distratti, o erano troppo indaffarati a cercare preferenze solo ed esclusivamente per il proprio “particulare”, dato che erano quasi tutti candidati alle concomitanti comunali?" Scrive in una nota.
E ancora, "secondo il nostro Presidente la fusione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore arrecherà più danni che vantaggi, soprattutto nei due centri minori. Ma l’autore di tali riflessioni, consapevolmente o meno, dimentica che:
1) la Nuova Pescara, o come si chiamerà, primo nucleo di fusione metropolitana che in seguito vedrà coinvolte almeno San Giovanni Teatino e Francavilla al Mare, si porrà al livello delle due grandi città adriatiche, Venezia e Bari e potrà così contare sulle stesse, doviziose opportunità di finanziamento, anche europeo;
2) con l’unione si potrà rilanciare non solo l’economia dei tre comuni coinvolti, ma quella dell’intero Abruzzo, che da locomotiva è retrocessa, anche a causa degli eventi sismici sofferti, a cenerentola del meridione;
3) saranno attuati tagli agli sprechi di ogni natura e saranno unite (e non solo coordinate) le più importanti funzioni amministrative, come l’urbanistica, la mobilità e la politica di sostegno alle imprese, nell’esclusivo interesse del cittadino contribuente e fruitore di servizi.
Questo ed altro dovrebbero tener presente i panegiristi di un fantomatico “orgoglio cittadino”, in passato mai onorato e adesso sbandierato alla bisogna, retrocultori del proprio orticello che oltretutto farebbero bene, se ne hanno coraggio e capacità, a lottare autonomamente per le proprie ragioni, senza scomodare in loro vece un consiglio regionale che ha ben altro a cui pensare che 'far esprimere al popolo il proprio pensiero in modo più lucido e concentrato'.''






