Per l'Abruzzo affacciato sul mondo...


 

Lunedì, 15 Febbraio 2021 17:38

Scrittrice con Sindrome di Tourette scacciata dal supermercato a malo modo.

di Francesco Di Rocco

La malattia la costringe a fastidiosi tic. Il cassiere, che ignora, dice che dà fastidio e la invita a uscire maleducatamente. E' accaduto in Abruzzo.

La vittima di questa storia è una signora abruzzese, celebre e talentuosa scrittrice, che da una vita, coraggiosamente con la sola forza del suo esserci, lotta contro una patologia che la opprime, la Sindrome di Tourette, è costretta a fastidiosi tic, comportamenti incontrollabili, inspiegabili, grida che possono farla passare per invasata, ma così non è! E’ un tic di origine nervosa con cui deve convivere, e che finora nessuno è riuscito a curare. Lei ne è consapevole, questo l’ha portata a lottare. Ha scritto libri, che sono pugnalate sulla pelle per le sofferenze che ha narrato, ha fatto video con infiniti “like”, con il disperato coraggio di chi vuole vivere nella normalità.

Venerdì scorso nel tardo pomeriggio, recandosi in un supermercato di una cittadina abruzzese, insieme ad un’amica, vestita di solo pigiama (ognuno è libero di vestirsi come vuole, il pigiama ha la stessa valenza di una tuta ginnica) ma nei limiti della dignità, rideva e scherzava, ma purtroppo il fastidioso tic, più volte si è impossessato di lei, suscitando, probabilmente, ostilità in qualcuno che non sa, se non disprezzo. Al momento della fila alla cassa, l'addetto le avrebbe chiesto bruscamente e con palese maleducazione di allontanarsi perché dava fastidio, alle garbate proteste dell’amica, sarebbe successo il parapiglia. La signora avrebbe chiesto del direttore, cercando di spiegare il suo problema, ma alla fine, maltrattata con un linguaggio improprio, sarebbe stata cacciata dal locale.

Adesso sta lottando anche contro questa violenza verbale che ha calpestato la sua dignità di persona.

Questa è l’Italietta microscopica che scambia il dolore di una donna per maleducazione.

Chiediamo giustizia per la donna perché la merita, per il suo coraggio, per il suo legittimo e infinito desiderio di vivere una vita normale.

Ho avuto l’onore immenso di conoscerla e condividere la sua condizione.

Non sarai sola!