La pandemia da Covid-19 ha rivoluzionato il mercato del lavoro. E con esso, uno dei settori più strettamente legato al mondo delle professioni: quello delle risorse umane (HR). Durante i mesi di lockdown e nel corso di quelli successivi tra chiusure, riaperture a singhiozzo e lavoratori impossibilitati a recarsi negli uffici, la tecnologia è fortunatamente venuta incontro alle aziende e ai recruiter.
Non è un caso che proprio nel primo lockdown sia nata Jobtech, la prima agenzia italiana di ricerca e selezione del personale a trazione 100% digitale. Fondata da Andreozzi e Angelo Sergio Zamboni, esperti di marketing e consulenza, si avvale proprio di tecnologie di ultima generazione per accelerare e ottimizzare i processi di screening, sourcing e gestione delle risorse umane. I clienti che vi si affidano hanno quindi l’opportunità di trovare profili in target da integrare nei propri organici in tempi più brevi rispetto a quelli richiesti dalle procedure di recruiting più tradizionali.
Gli strumenti innovativi sono al servizio dei selezionatori senza sostituirli. Questi ultimi, infatti, rimangono i diretti responsabili di analizzare le competenze e le motivazioni dei candidati, valutando che corrispondano a quelle richieste dai datori di lavoro. Uno studio recente, realizzato dagli analisti di PWC, dimostra comunque il ruolo cruciale riconosciuto alla tecnologia nel risolvere problematiche inerenti alle attività di ricerca e selezione del personale.
Contemporaneamente, il ruolo assunto dall’innovazione riveste un peso significativo per tutto ciò che riguarda lo sviluppo e la formazione delle risorse, il miglioramento della collaborazione e dell’esperienza dei dipendenti, la pianificazione delle strategie aziendali e l’inclusione. Il ricorso all’utilizzo di algoritmi e banche dati è diventato indispensabile per raccogliere, elaborare e analizzare tutte le informazioni disponibili in merito a ogni singolo lavoratore e a ogni lavoratrice.
Infatti, impiegando strumenti avanzati che consentono di condurre ricerche data driven, è stato dimostrato che i recruiter possono velocizzare del 50/70% il processo che li porta a individuare i candidati da destinare a una determinata posizione. Un numero che giustifica pienamente la transizione digitale delle operazioni legate all’area HR. Ma ciò dimostra anche che un settore tradizionalmente legato alla componente umana come quello della ricerca e selezione delle risorse umane può beneficiare, e non poco, dalla componente di innovazione fornita dalle nuove tecnologie.






