La lettera del signor Stefano La Sorda, di carattere civico e non politico, in cui pone domande a tutta l'assise consiliare comunale, Sindaco e Giunta.
"Spett.le Redazione Giornale di Montesilvano
mi chiamo Stefano La Sorda, sono un pescarese che vive in Lombardia per motivi di lavoro ed ogni estate torno in città. Purtroppo, ho visto quanto successo nell’incendio della Riserva Dannunziana. Oltre alla mia professione, sono stato dal 2006 al 2013 volontario antincendio boschivo svolgendo il mio servizio in Lombardia, Sardegna, Liguria ed anche Abruzzo. In tale periodo, oltre ad aver fatto numerose ore di avvistamento, pattuglia ed intervento sul fuoco (che sinceramente non riesco a quantificare), ho conseguito le certificazioni AIB di primo e secondo livello, l’abilitazione AIB come personale elitrasportato ed ho frequentato altri corsi di Protezione Civile tra cui quello sui rischi metereologici, rischio idrogeologico e l’allestimento dei servizi nei campi di sfollati in situazioni di emergenza."
Inizia così la lettera aperta di un pescarese residente in Lombardia, dispiaciuto per l'incendio del primo agosto che ha bruciato la pineta cara ai cittadini e non solo.
"Ho seguito la vicenda visionando anche un lungo video su FB che riprende le fasi dell’incendio, in cui emerge la palese non tempestività dell’intervento di spegnimento, con un’ora lasciata al fuoco per progredire indisturbato prendendo forza fino alla riserva, e ne ho visto le gravissime conseguenze. Al di là delle emozioni ho cercato di guardare la questione da un punto di vista strettamente tecnico chiedendomi come è stato possibile un disastro del genere.
C’è stata mancanza di sensibilità ed esperienza in ambito di Antincendio Boschivo, soprattutto perché secondo il piano di protezione civile Comunale sarebbe dovuto essere attivo un pattugliamento ed un avvistamento, ancor più considerando la giornata altamente a rischio (una centralina meteo il 1° agosto ha registrato vento di Libeccio/Garbino, 39 gradi ed una umidità tra il 15 ed il 22 %). E la zona paradossalmente era agevolmente controllabile visto il territorio pianeggiante, l’estensione relativamente ridotta e le numerose strade."
Poi riporta: "Ecco l’estratto del piano di protezione civile che si può trovare sul sito del comune, poche righe insufficienti ma che comunque avrebbero dovuto far smuovere qualcuno dal punto di vista della prevenzione:
Il Comune di Pescara, durante la stagione AIB (n.d.r. Anti Incendio Boschivo), dispone, attraverso il coinvolgimento delle Organizzazioni di Volontariato di p.c. (n.d.r. Protezione Civile) appositamente organizzate per squadre, un servizio di avvistamento e pattugliamento finalizzato ad avvistare eventuali focolai d’incendio nelle aree boschive e riserve naturali sopra descritte (n.d.r. Riserva D’Dannunziana).
E chiede al Sindaco Masci e all’amministrazione comunale, maggioranza e opposizione: "perché non era attivo un servizio di vigilanza AIB per Riserva Dannunziana? Di chi era la competenza diretta?"
Nella lettera si punta il dito contro "la disorganizzazione".
E afferma: "Alla luce di tutto questo fa rabbia vedere il sindaco e il comune di Pescara proporre raccolte fondi per una riserva che non sono riusciti a difendere, oppure affrettarsi a pubblicizzare iniziative di “rinascita” che finora hanno solo mostrato la volontà di discutibili abbattimenti, lasciando inascoltati gli appelli competenti di molte associazioni ambientaliste. Senza dimenticare le folli proposte di togliere i vincoli della riserva, un atto che sarebbe un crimine contro la natura e creerebbe un pericoloso domino a vantaggio di costruttori e speculatori edilizi che non aspettano altro".
Ribadisce: "Prima di tutto la prevenzione e la valutazione del rischio." E propone: "Va istituito un servizio AIB vero, con due centraline meteo a monitorare la situazione vento/temperatura/umidità nei pressi della riserva, con squadre formate per spegnimento, pattuglia ed avvistamento (visto il territorio ed i belvedere in collina basta una persona collegata via radio con binocolo), soprattutto quando ci sono particolari condizioni meteo; tutto questo per avere un intervento immediato in caso di focolai, per scongiurare ogni pericolo sul nascere. Le pattuglie possono essere integrate anche da personale in bici, e ciò creerebbe un deterrente non solo per chi vuole 'giocare' con il fuoco. Si dovrebbe andare oltre il volontariato, istituendo un corpo simile alle GEV della Lombardia (personale che viene nominato dal Prefetto guardia giurata particolare), con un minimo di autonomia operativa, evitando di coinvolgere personaggi riciclati da altri settori del Comune o persone inesperte in materia AIB. Senza dimenticare che in altre parti d’Italia (Sardegna, Toscana e Puglia ad esempio) le amministrazioni locali per rafforzare le proprie difese dagli incendi boschivi, accolgono i volontari AIB di altre regioni che in estate sono meno a rischio come Valle d’Aosta e Piemonte, approvando campi estivi AIB in cui i volontari, a cui vien dato alloggio in scuole o edifici adatti, si autogestiscono i turni di sorveglianza h24 e provvedono da soli al proprio vitto e alla pulizia della struttura a loro in uso, sempre rimanendo coordinati con protezione civile, vigili del fuoco e le autorità locali."
La lettera conclude: "Insomma ci vuole volontà ed intelligenza ed un pizzico di innovazione, cosa che purtroppo finora non si è ancora vista. Dobbiamo aspettare un altro incendio per fare qualche mossa concreta? Che il comune si sbrighi perché eravamo da anni e siamo ancora a rischio incendio boschivo."



