Il centro antico di Roccacasale è situato sulle pendici del Monte Morrone, ad ovest del massiccio della Majella. Come spesso accade, quando si parla di piccoli centri, la storia del paese coincide con la fondazione del castello avvenuta nel 925.
Prima di questa data, dove ora sorge Roccacasale, esistevano solo poche case, denominate "casali", dipendenti dalla Diocesi di Valva. La necessità di avere una costruzione fortificata nella conca di Sulmona che arginasse eventuali infiltrazioni nemiche provenienti dal Piano delle Cinquemiglia spinse il duca di Spoleto, Adalberto, ad erigere una fortificazione nella valle. Il compito venne affidato a Pietro de Sanctis nipote del papa Giovanni X. Alla fine dell'XI secolo, in seguito alla costituzione dei feudi promulgata nel 1037 da Corrado II, il duca di Spoleto concesse alla casata dei de Sanctis il titolo baronale e il feudo della conca di Sulmona. Riccardo de Sanctis partecipò alla IV Crociata (1201-1204) e, tornato in patria nel 1205, promosse una serie di iniziative per lo sviluppo delle attività commerciali.
Si battè per far attuare nella valle l'affrancazione dei servi della gleba e fu anche uno dei promotori del riordinamento della Diocesi nella zona. Altri membri della casata presero parte, a fianco di Ferdinando d'Avalos marchese di Pescara, alla battaglia di Pavia avvenuta nel 1524 contro le truppe di Francesco I; e secoli dopo, si batterono per la difesa del Regno delle Due Sicilie contro l'invasione dei Francesi del generale Giuseppe Bonaparte fratello di Napoleone.
La storia del paese è quindi inscindibile da quella della famiglia de Sanctis che mantenne il titolo e la proprietà della fortificazione fino al termine della feudalità.
Il castello di Roccacasale è uno degli insediamenti difensivi dell'ampio scacchiere peligno. Posto tra Sulmona e Popoli, non visualizza direttamente con quest'ultimo a causa della collina su cui sorge l'edificio religioso di San Terenziano. Tutto lascia intendere che sul sito dovesse essere posizionato un qualche manufatto atto alla difesa ma ancor più alla segnalazione del pericolo. La fortificazione di Roccacasale appartiene al noto tipo appenninico del castello-recinto e si rifà sia a San Pio delle Camere che a Popoli. Differisce dagli altri sotto l'aspetto planimetrico; forse è da escludere che l'involucro accogliesse l'antico centro abitato, come spesso accadeva, specie per le ridotte dimensioni del perimetro nella parte alta. Il terreno su cui è fondata la complessa struttura è assai tormentato e scosceso.
Nella parte sommitale è posto l'altissimo torrione che purtroppo ci è giunto fortemente degradato, tanto che ne restano solo il fianco nord-est e qualche struttura attigua verso sud. A mezza quota è posta una struttura alquanto complessa a pianta libera con la presenza di alcuni locali interrati. Più in basso i resti di una grandiosa facciata, successiva, impostata sul lato corto del triangolo, appartenuta certamente ad un grande palazzo tardomedievale crollato forse a causa dei ripetuti sismi. Anche in tale area i futuri lavori di restauro previsti daranno indicazioni stimolanti. Notevole è l'area di ingresso costituita da una torre quadrata priva del lato interno. Il Perogalli in merito afferma che "il lato mancante verso l'interno, come è solito in questi casi, esponeva gli assalitori che si fossero impossessati della torre, rendendola così per loro inservibile.
La Leggenda
La leggenda dice che a Roccacasale che al castello ci sarebbe un pozzo attraverso cui le fate entrano nel nostro mondo. Vivrebbero in una dimensione parallela e entrerebbero in questa passando attraverso dei portali e in Abruzzo ce ne sarebbero tanti.



