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Giovedì, 29 Agosto 2024 12:16

Il monaco eremita che divenne Celestino V. Ecco perchè eletto all'unanimità.

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 Era il 29 agosto del 1294 quando Pietro Angelerio, dopo la sua elezione papale, viene incoronato come papa Celestino V all'Aquila nella basilica di Santa Maria di Collemaggio fatta costruire da lui qualche anno prima.

Celestino V è speciale nella storia per tanti motivi, tra tutti, per la sua nascita ad Isernia, elezione a Perugia e l'incoronazione a L'Aquila, l'unico, lo rende il Papa che unisce Marche, Abruzzo e il Molise e caro a queste regioni molto vicine tra loro. Fu il primo papa che volle esercitare il proprio ministero al di fuori dei confini dello Stato Pontificio e il sesto, dopo Clemente I, Ponziano, Silverio, Benedetto IX e Gregorio VI a rinunciare al ministero petrino; dopo di lui rinunceranno Gregorio XII (nel 1415) e Benedetto XVI (nel 2013). 192º Papa della Chiesa cattolica fino a quando abdicò, dopo pochi mesi, dal 29 agosto al 13 dicembre 1294.

Pietro da Morrone, penultimo dei dodici figli di contadini, nacque tra il 1209 in Molise. Dal monastero benedettino di Santa Maria in Faifoli, la sua predisposizione all'ascetismo e alla solitudine, lo spinse a ritirarsi nel 1239 in una caverna isolata sul Monte Morrone, sopra Sulmona. Studiò a Roma al Laterano, dove prese gli ordini sacerdotali ma ritornò in Abruzzo sul monte Morrone, in un'altra grotta a Santa Maria di Segezzano. Cinque anni dopo abbandonò anche questa grotta per rifugiarsi in un luogo ancora più inaccessibile sui monti della Maiella, in Abruzzo, dove visse nella maniera più semplice che gli fosse possibile.

I celestini

Si era allontanato temporaneamente dal suo eremitaggio del monte Morrone nel 1244 per costituire una Congregazione ecclesiastica riconosciuta da papa Gregorio X come ramo dei benedettini, denominata "dei frati di Pietro da Morrone", che ebbe la sua povera culla nell'Eremo di Sant'Onofrio al Morrone, il rifugio preferito di Pietro, e che soltanto in seguito avrebbe preso il nome di Celestini. Nell'inverno del 1273 si recò a piedi in Francia, a Lione, dove stavano per iniziare i lavori del Concilio di Lione II voluto da Gregorio X, per impedire che l'ordine monastico da lui stesso fondato fosse soppresso. La missione ebbe successo per la fama di santità che accompagnava il monaco eremita. E la leggenda narra che venne accompagnato da due Templari.

Celestino V Papa

Quando Papa Niccolò IV morì il 4 aprile 1292 nello stesso mese si riunì il conclave, che in quel momento era composto da soli dodici porporati e dopo numerose riunioni dei padri cardinali nell'Urbe, sopravvenne un'epidemia di peste che indusse allo scioglimento del conclave. Nel corso dell'epidemia il cardinale francese Cholet fu colpito dal morbo e morì, per cui il Collegio cardinalizio si ridusse ad 11 componenti. La nuova sede nella città fu di Perugia.

A restringere i tempi erano le trattative tra Carlo II d'Angiò, Re di Napoli, e Giacomo II, Re di Aragona, per le vicende legate all'occupazione aragonese della Sicilia e per la stipula Carlo d'Angiò aveva necessità dell'avallo pontificio ma non c'era e si recò insieme al figlio Carlo Martello a Perugia, dove era riunito il Conclave, con lo scopo di sollecitare l'elezione del nuovo Pontefice fu cacciato ma il sollecito diede frutti.

Nel frattempo, Pietro da Morrone aveva predetto "gravi castighi" alla Chiesa se questa non avesse provveduto a scegliere subito il proprio pastore.

La profezia fu inviata al Cardinale Decano Latino Malabranca, il quale la presentò all'attenzione degli altri cardinali, proponendo il monaco eremita come Pontefice; la sua figura ascetica, mistica e religiosissima, era nota a tutti i regnanti d'Europa e tutti parlavano di lui con molto rispetto. Il Cardinale Decano, però, dovette adoperarsi molto per rimuovere le numerose resistenze che il Sacro Collegio aveva sulla persona di un non porporato. Alla fine, dopo ben 27 mesi dall'inizio del Conclave, emerse all'unanimità il nome di Pietro da Morrone; era il 5 luglio 1294.

L'elezione unanime da parte del Sacro Collegio di un semplice monaco eremita, completamente privo di esperienza di governo e totalmente estraneo alle problematiche della Santa Sede, può forse essere spiegata dal proposito di tacitare l'opinione pubblica e le monarchie più potenti d'Europa, vista l'impossibilità di eleggere un porporato su cui tutti fossero d'accordo.

Tre ecclesiastici salirono sul monte Morrone per comunicare l'esito al monaco, si inginocchiarono al suo cospetto, lo stesso Pietro da Morrone si prostrò umilmente davanti a loro. Tra la sorpresa e lo sconcerto per l'annuncio che gli recarono, fra' Pietro si volse verso il crocifisso appeso a una parete della sua cella e pregò a lungo. Poi, con grande apprensione e sofferenza, dichiarò di accettare l'elezione. Appena diffusa la notizia dell'elezione del nuovo Pontefice, Carlo II d'Angiò si mosse immediatamente da Napoli e fu il primo a raggiungere il religioso. In sella a un asino tenuto per le briglie dallo stesso re e scortato dal corteo reale, Pietro si recò nella città di Aquila (oggi L'Aquila), dove aveva convocato tutto il Sacro Collegio.

Qui, nella chiesa di Santa Maria di Collemaggio, fu incoronato il 29 agosto 1294 con il nome di Celestino V.

È possibile che i cardinali fossero pervenuti a questa soluzione pensando anche di poter gestire, ciascuno a modo suo, la totale inesperienza dell'anziano monaco eremita, guidandolo in quel mondo curiale e burocratico a cui egli era totalmente estraneo, sia per reggere meglio la Chiesa in quel difficile momento, sia per vantaggi personali.

Perdonanza

Uno dei primi atti ufficiali fu l'emissione della cosiddetta Bolla del Perdono, che elargisce l'indulgenza plenaria a tutti coloro che confessati e pentiti dei propri peccati si rechino nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, nella città dell'Aquila, dai vespri del 28 agosto al tramonto del 29. La Perdonanza, celebrazione giubilare annuale che si svolge in questi giorni nel capoluogo abruzzese.

Fu così istituita la Perdonanza, celebrazione religiosa che anticipò di sei anni il primo Giubileo del 1300. Celestino V istituì a Collemaggio un prototipo del Giubileo, e forse sia lui sia Bonifacio si ispirarono alla leggenda della "Indulgenza dei Cent'Anni" di cui si avevano testimonianze risalenti a Innocenzo III.

La rinuncia

Il nuovo Pontefice si affidò, incondizionatamente, nelle mani di Carlo d'Angiò, nominandolo "maresciallo" del futuro Conclave. Ratificò immediatamente il trattato tra Carlo d'Angiò e Giacomo d'Aragona, fu stabilito che, alla morte di quest'ultimo, la Sicilia sarebbe ritornata agli angioini. Dietro consiglio di Carlo d'Angiò, fissò la sede della Curia nel Castel Nuovo di Napoli, dove fu allestita una piccola stanza, arredata in modo molto semplice e dove egli si ritirava spesso a pregare e a meditare. Di fatto, il Papa era sì protetto da Carlo, ma anche suo ostaggio, in quanto molte delle decisioni pontificie erano direttamente influenzate dal re angioino. Probabilmente, nel corso delle sue frequenti meditazioni dovette pervenire, poco a poco, alla decisione di abbandonare il suo incarico. In ciò fu sostenuto anche dal parere del cardinal Benedetto Caetani (il futuro Bonifacio VIII), esperto di diritto canonico, il quale riteneva pienamente legittima una rinuncia al pontificato, anche perchè mirava al pontificato e così accadde. Undici giorni dopo le sue dimissioni, infatti, il Conclave, riunito a Napoli in Castel Nuovo, elesse il nuovo papa nella persona del cardinal Benedetto Caetani, laziale di Anagni. Aveva 64 anni circa e assunse il nome di Bonifacio VIII.

Mistero sulla morte

La fazione papale filo francese avrebbe voluto rimettere Celestino V sul trono, il nuovo papa ordinò di controllare Pietro dai nemici. Celestino saputa la situazione tentò la fuga. Ripreso chiede di essere lasciato e, ormai capita la situazione disse:

«Otterrai il Papato come una volpe, regnerai come un leone, morirai come un cane».

Raggiunto dai soldati, questi lo rinchiusero nella rocca di Fumone, in Campagna e Marittima (attualmente nella Provincia di Frosinone), castello nei territori dei Caetani e di diretta proprietà del nuovo Papa; qui il vecchio Pietro morì il 19 maggio 1296, fortemente debilitato dalla deportazione e dalla successiva prigionia: la versione ufficiale sostiene che l'anziano uomo (aveva 87 anni) sia morto dopo aver celebrato, stanchissimo, l'ultima messa. Non è dato sapere se Bonifacio ne avrebbe ordinato l'assassinio, forse l'accusa è priva di fondamento, di fatto era stato il successore a ordinarne quella segregazione che, in qualche modo, lo portò a morte. Il cranio di Celestino presenta un "foro" che due perizie sulla salma, datate 1313 e 1888, interpretarono come corrispondente a quello producibile da un chiodo di dieci centimetri, ma, secondo alcuni, potrebbe essere piuttosto la conseguenza di un ascesso di sangue; l'ultima perizia del 2013 sostiene invece che il foro fu inferto al cranio molti anni dopo la sua morte. Bonifacio portò il lutto per la morte del predecessore, caso unico tra i papi, e celebrò una messa pubblica in suffragio per la sua anima e diede inizio, poco dopo, al processo di canonizzazione

È sepolto nella stessa basilica aquilana, all'interno del mausoleo realizzato da Girolamo da Vicenza.

È venerato come santo, con il nome di Pietro Celestino da Morrone, dalla Chiesa cattolica, che ne celebra la festa liturgica il 19 maggio. È patrono del comune di Isernia, che ne rivendica i natali, e compatrono dell'Aquila, di Ferentino, di Urbino e del Molise.