Il sipario delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina sta per alzarsi. Ma mentre gli atleti rifiniscono la preparazione e le vette dolomitiche si tingono del bianco cerimoniale, un caso politico e diplomatico agita i corridoi del Viminale e delle aule parlamentari. Al centro della tempesta non ci sono cronometri o podi, ma la presenza sul suolo italiano di agenti dell'ICE (Immigration and Customs Enforcement), l'agenzia federale statunitense celebre – e controversa – per le sue operazioni di contrasto all'immigrazione irregolare.
L'indiscrezione, lanciata dal Fatto Quotidiano, ha scoperchiato un vaso di Pandora che mescola sovranità nazionale, cooperazione internazionale e una profonda divergenza etica tra le forze di governo e le opposizioni.
La genesi del conflitto: sicurezza o politica?
Secondo quanto emerso, una delegazione di agenti dell'ICE sarebbe stata incaricata di supervisionare la sicurezza del Team USA durante i Giochi che inizieranno a breve. La notizia ha immediatamente innescato una reazione a catena da parte di PD, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi Sinistra, che vedono in questa scelta un precedente pericoloso e un'offesa ai valori olimpici.
Il nodo della questione risiede nella natura stessa dell'ICE. Negli Stati Uniti, l'agenzia è il braccio operativo delle politiche migratorie più restrittive, spesso finita nel mirino delle organizzazioni per i diritti umani per le modalità brutali delle proprie azioni. Portare questi agenti nel contesto di una manifestazione che dovrebbe celebrare la fratellanza universale appare, agli occhi dell'opposizione, come un paradosso intollerabile.
Il volto dell'ICE: uccisioni e arresti di bambini a Minneapolis
Per comprendere perché il nome ICE susciti tanto allarme, occorre guardare agli eventi drammatici che stanno sconvolgendo gli Stati Uniti proprio in queste settimane di inizio anno. La città di Minneapolis, già segnata da profonde ferite sociali, è diventata l'epicentro di quella che viene descritta come una vera e propria "invasione federale" guidata dall'ICE.
L'uccisione di Renee Good e Alex Pretti: L'opinione pubblica è sotto choc per l'uccisione di Renee Nicole Good, una madre e cittadina americana colpita a morte da un agente federale durante un'operazione dell'ICE. Mentre le autorità federali invocano la legittima difesa, video amatoriali contestano la dinamica, mostrando gli agenti mentre impediscono persino i primi soccorsi medici. Pochi giorni dopo, un altro uomo, Alex Jeffrey Pretti, è stato ucciso in una sparatoria che ha coinvolto agenti federali. La famiglia ha definito "menzogne" le ricostruzioni ufficiali, alimentando un clima di rivolta civile.
L'arresto di bambini e l'uso di "esche": Ciò che ha suscitato la più dura condanna internazionale è la gestione dei minori. Le autorità scolastiche di Minneapolis hanno denunciato l'arresto di diversi bambini. Tra questi, il caso di Liam, un bambino di pochi anni prelevato dagli agenti mentre tornava da scuola. Secondo le denunce dei testimoni e dei responsabili scolastici, il piccolo sarebbe stato "usato come esca": gli agenti lo avrebbero obbligato a bussare alla porta di casa per spingere i familiari a uscire e procedere così all'arresto del padre.
Il terrore nelle scuole: L'ICE ha intensificato i pattugliamenti intorno agli istituti scolastici e alle fermate degli autobus, trasformando la routine quotidiana in un incubo. Le scuole sono costrette a frequenti blocchi quando vengono avvistati agenti nelle vicinanze, con bambini terrorizzati che arrivano a manifestare traumi evidenti. Questo è il corpo armato che, secondo i piani, dovrebbe muoversi tra le piste di Cortina e le strade di Milano.
La difesa del Viminale: "Nessun problema"
Il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha tentato di smorzare i toni con una linea improntata al pragmatismo diplomatico. "Non vedo quale sia il problema", ha dichiarato, sottolineando come sia prassi che le delegazioni straniere scelgano i propri referenti per la sicurezza.
Secondo il Governo, non si tratterebbe di una cessione di sovranità, ma di un coordinamento tecnico subordinato alle autorità italiane. Tuttavia, non è stato chiarito perché per la sicurezza degli atleti sia stata autorizzata proprio l'agenzia protagonista di simili violenze a Minneapolis, anziché organi più consoni alla protezione diplomatica.
L'attacco delle opposizioni: sovranità e dignità
Per le forze di minoranza, la questione è inaccettabile. Matteo Mauri (PD) ha chiesto trasparenza sulle "regole d'ingaggio", temendo che agenti abituati a metodi repressivi possano operare in una zona grigia normativa.
Dura la posizione di Alleanza Verdi Sinistra. Luana Zanella ha parlato di "perdita di sovranità", chiedendosi se le forze dell'ordine italiane siano ritenute insufficienti. Marco Grimaldi ha rincarato la dose, sottolineando come l'ICE faccia ricorso a pratiche "lesive dei diritti umani e incompatibili con i valori della nostra Repubblica".
Conclusione: una questione di fiducia
Il caso ICE mette a nudo una tensione profonda tra la ricerca di una sicurezza "muscolare" e la tutela dei valori civili. Accogliere sul suolo italiano un'agenzia che a Minneapolis è accusata di usare bambini come esche e di uccidere cittadini disarmati pone interrogativi che vanno ben oltre la logistica sportiva.
Il Governo dovrà chiarire se l'Italia può davvero tollerare la presenza di un corpo armato la cui immagine attuale è associata al terrore nelle scuole e alla violazione dei diritti fondamentali. La chiarezza è necessaria affinché queste Olimpiadi restino una celebrazione di pace e non diventino il teatro di una controversa legittimazione di metodi brutali.



