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Lunedì, 26 Gennaio 2026 13:08

L’ombra dell’Ice su Minneapolis: la morte di Alex Pretti e il peso di una pistola fantasma

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​"La giustizia senza forza è impotente, la forza senza giustizia è tirannica."

— Blaise Pascal

​L’ombra lunga di una tragedia annunciata si è allungata nuovamente sulle strade del Minnesota, dove la tensione tra autorità federali e comunità locale ha raggiunto un punto di rottura che molti osservatori non esitano a definire da "guerra civile". A Minneapolis, il cuore pulsante di uno Stato che si è trasformato nell’epicentro della resistenza alle politiche migratorie dell'amministrazione Trump, il nome di Alex Pretti è diventato l'ultimo grido di battaglia di una nazione profondamente lacerata. Pretti, un infermiere di 37 anni dedito alla cura dei veterani, è caduto sotto i colpi degli agenti dell’Ice (Immigration and Customs Enforcement) in una dinamica che, ora dopo ora, assume i contorni di un’esecuzione piuttosto che di un’operazione di polizia.


​La dinamica del sangue: cellulare o pistola?

​Il cuore della controversia risiede in ciò che Alex Pretti stringeva tra le mani nel momento in cui è stato affrontato dagli agenti federali. La versione ufficiale fornita dal Dipartimento di Sicurezza Nazionale e difesa strenuamente dalla segretaria Kristi Noem parla di un uomo armato, un "terrorista domestico" che si sarebbe avvicinato agli agenti con una pistola semiautomatica calibro 9 mm durante un’operazione mirata all'arresto di un immigrato irregolare. Secondo Greg Bovino, a capo della pattuglia di frontiera, gli agenti avrebbero esploso "colpi difensivi" dopo una violenta resistenza.

​Tuttavia, il mosaico di video amatoriali analizzati da testate come il New York Times e la Cnn racconta una storia diametralmente opposta. Le immagini mostrano Pretti mentre tenta di interporsi per difendere due donne dall’aggressività degli agenti, che stavano utilizzando spray al peperoncino. In quei concitati momenti, l’infermiere impugnava chiaramente un cellulare per filmare l'accaduto. Viene gettato a terra, picchiato e poi raggiunto da una scarica di dieci proiettili.

​L’analisi video suggerisce un dettaglio ancora più inquietante: un agente avrebbe individuato l'arma (che Pretti deteneva regolarmente con porto d'armi) e l'avrebbe sfilata dalla cintura dell'uomo mentre questi era già immobilizzato, pochi istanti prima che il fuoco venisse aperto. Se confermato, ciò significherebbe che Pretti è stato ucciso mentre era già disarmato. La "pistola fantasma" citata dai manifestanti non è dunque un'arma illegale, ma un'arma legale trasformata in pretesto postumo per giustificare l'uso della forza letale.


​Una città sotto assedio: tra fede e protesta

​La reazione di Minneapolis è stata immediata e viscerale. Mentre la Basilica di Santa Maria apriva le porte per una messa in onore di Alex, celebrata da padre Daniel Griffith in un clima di "dolore e trauma indescrivibili", le strade si riempivano di manifestanti pronti a sfidare le temperature polari. Non è solo la morte di un uomo a pesare, ma il senso di un’occupazione federale che sta stravolgendo la vita quotidiana. Il parroco ha parlato di una comunità paralizzata dalla paura, dove i lavoratori immigrati hanno smesso di frequentare scuole, uffici e chiese per timore di finire nelle reti dell'Ice.

​La protesta ha travalicato i confini statali, arrivando fino al Sundance Film Festival, dove attrici del calibro di Natalie Portman e Jenna Ortega hanno denunciato i metodi "abusivi e totalitari" dell'agenzia federale. Persino il mondo dello sport, con star della Nba come Tyrese Haliburton e Angel Reese, ha espresso indignazione, definendo Pretti un "eroe" e la sua morte "insensata". Il boicottaggio delle attività federali e la creazione di "zone rifugio" all'interno dei quartieri residenziali stanno trasformando Minneapolis in un laboratorio di resistenza civile.


​Lo scontro istituzionale: il Minnesota contro la Casa Bianca

​Sul piano politico, l’uccisione di Pretti ha innescato uno scontro senza precedenti tra il governatore del Minnesota, Tim Walz, e l'amministrazione Trump. Walz ha chiesto formalmente il ritiro dei 3.000 agenti federali dispiegati nello Stato, definendoli "non addestrati e violenti". "Non ci si può fidare del governo federale per gestire le indagini", ha dichiarato il governatore, annunciando un’inchiesta statale indipendente per garantire trasparenza in un caso dove, secondo il procuratore generale Keith Ellison, le prove rischiano di essere "occultate o distrutte" dai dipartimenti federali.

​Dall'altra parte, la Casa Bianca non arretra. Il vicepresidente JD Vance e il segretario alla Difesa Pete Hegseth hanno definito gli agenti dell'Ice "patrioti" che stanno "salvando il Paese", accusando le leadership locali di collaborare con "agitatori di estrema sinistra". La segretaria Noem ha rincarato la dose, etichettando l'intervento di Pretti come un atto di terrorismo volto a intralciare la legge. Questa polarizzazione estrema solleva interrogativi profondi sulla catena di comando: chi risponde delle azioni compiute sul suolo di uno Stato sovrano quando queste violano palesemente i diritti costituzionali dei suoi cittadini?


​La crepa nel fronte delle armi

​Un elemento inaspettato di questa tragedia è la reazione delle lobby delle armi. Per la prima volta, organizzazioni come la National Rifle Association (Nra) e Gun Owners of America hanno preso le distanze dalle narrazioni del governo. Alex Pretti era un cittadino bianco, senza precedenti penali e con un regolare porto d'armi.

​"Se un cittadino che esercita il proprio diritto costituzionale può essere giustiziato solo perché possiede un'arma regolarmente denunciata, allora il Secondo Emendamento non esiste più." — Portavoce di Gun Owners of America.


​La Nra ha ammonito i procuratori a "non demonizzare i cittadini onesti", sottolineando che il Secondo Emendamento deve proteggere chi porta armi legalmente, senza che questo diventi una condanna a morte immediata se ci si imbatte in un agente federale. Se l'Ice può sparare a un cittadino armato senza provocazione, il diritto alla difesa tanto caro ai conservatori rischia di diventare carta straccia davanti allo strapotere federale. Questo cortocircuito ideologico sta portando una parte della base repubblicana a interrogarsi sul prezzo dell'ordine pubblico se questo comporta la rinuncia alle libertà individuali.


​Verso lo shutdown: il prezzo della sicurezza

​Mentre il Minnesota Star Tribune invoca una "pausa" alle operazioni dell'Ice come unica via per la pace sociale, a Washington il caso Pretti sta diventando il catalizzatore di una nuova crisi di governo. Molti senatori democratici, guidati dalla spinta di Alexandria Ocasio-Cortez, hanno minacciato di bloccare i finanziamenti al Dipartimento di Sicurezza Interna, spingendo il Paese verso uno shutdown previsto per il 31 gennaio.

​Il dibattito non riguarda più solo l'immigrazione, ma la natura stessa della democrazia americana e il rispetto del Quarto Emendamento, che protegge i cittadini dalle perquisizioni arbitrarie – un diritto che sembra vacillare di fronte ai nuovi memorandum che consentono agli agenti dell'Ice di entrare nelle case senza mandato (le cosiddette "operazioni a tappeto").

​Alex Pretti, l'infermiere che voleva "fare la differenza", è diventato suo malgrado il simbolo di un'America che non riesce più a parlarsi, dove la verità è filtrata dall'obiettivo di uno smartphone e dove la linea tra ordine e tirannia si è fatta sottile come la lama di un rasoio. La sua morte non è solo un fatto di cronaca nera, ma il sintomo di un collasso sistemico. Minneapolis, ancora una volta, guarda le sue strade macchiate di sangue e si chiede quanto ancora possa reggere prima che il clima da guerra civile si trasformi in uno scontro aperto e irreversibile tra i cittadini e lo Stato che dovrebbe proteggerli.

​La domanda che rimane sospesa tra i grattacieli gelidi della Twin City è semplice quanto brutale: in un'America dove la "forza" federale agisce senza la "giustizia" locale, chi sarà il prossimo Alex Pretti?

Ultima modifica il Lunedì, 26 Gennaio 2026 13:10

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