CITTA’ DEL VASTO – Ci sono legami che il tempo non riesce a spezzare. E quando le parole non bastano più, può essere l’arte a continuare a parlare.
È questo il senso più profondo di “Talis Mater… Due anime, la stessa luce”, la mostra che dal 13 al 21 settembre 2026 sarà ospitata nella splendida Sala “R. Bontempo” di Palazzo d’Avalos, a Vasto, con le opere di Mirta Maranca e della madre Diana Varanese.
Una mostra fortemente voluta da Mirta per ricordare la madre, scomparsa poco meno di un anno fa. Ma soprattutto per sentirla ancora vicina.
Non un passaggio di testimone artistico. Non una successione. Ma un dialogo.
Diana e Mirta sono due artiste diverse, con percorsi e sensibilità proprie. Eppure qualcosa le unisce profondamente: l’amore per la pittura che Diana ha trasmesso alla figlia, insieme alla cura della tecnica, alla sensibilità nella scelta dei soggetti e, soprattutto, alla capacità di guardare il mondo con occhi capaci di coglierne la bellezza.
Mirta ha seguito negli anni la propria strada, diventando la “pittrice-pellegrina” che racconta attraverso colori, figure, danze e paesaggi il mondo, la memoria e le emozioni.
Ma gli insegnamenti della madre sono rimasti dentro di lei.
Come rimangono dentro di noi le cose più importanti.
La memoria che diventa colore
Diana amava dipingere paesaggi, figure femminili, soggetti sacri e ballerine. Amava soprattutto i luoghi della sua memoria, a cominciare da Campolieto, il paese della sua infanzia.
Da bambina osservava quel paese affacciata al balcone della casa dei nonni. Da quello sguardo è nato Dal balcone, il libro nel quale ha raccontato i ricordi della propria infanzia. Mirta l’aveva incoraggiata a portarlo a termine, perché quei ricordi non andassero perduti.
E proprio a Campolieto è accaduto qualcosa di straordinario.
Mirta ha fotografato i ruderi delle vecchie case, quei muri consumati dal tempo che ancora sembravano custodire voci, vite e storie. Poi quelle fotografie sono diventate pittura.
Quelle case sono tornate a vivere attraverso il colore.
E forse, in quel gesto, c’è tutto il significato della mostra.
Mirta non dipinge soltanto un luogo.
Dipinge la memoria di sua madre.
Due anime, una stessa luce
A Palazzo d’Avalos si incontreranno dunque due mondi artistici differenti.
Due mani. Due sensibilità. Due epoche della vita.
Ma una stessa luce.
La luce che Diana ha acceso con la sua passione per l’arte e che Mirta, nel corso della propria vita artistica, ha trasformato in qualcosa di nuovo e personale.
Per questo la mostra non racconta soltanto una madre e una figlia.
Racconta ciò che una madre può lasciare dentro una figlia senza nemmeno accorgersene: un modo di guardare, di sentire, di cercare la bellezza.
Diana oggi non è più accanto a Mirta.
Ma sarà nelle sue tele.
Nei ricordi.
Nei colori.
In quello sguardo che continua a cercare, come un tempo, qualcosa da trasformare in pittura.
E così, dal 13 al 21 settembre, nella Sala “R. Bontempo” di Palazzo d’Avalos, madre e figlia torneranno a incontrarsi.
Non attraverso un’eredità artistica, ma attraverso l’amore.
Perché alcune persone non se ne vanno davvero.
Restano nella luce che hanno acceso dentro di noi.
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