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Martedì, 16 Gennaio 2018 17:16

Montesilvano, “fagocitata” dal “virus Pescara”.

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Di Stefano non ci sta: “Poca informazione all'epoca del referendum, le persone non sapevano a cosa andavano incontro”.

“Agglomerare in un'unica entità tre distinte identità territoriali è lo scopo di banche, faccendieri e affaristi del cemento, non di certo di massaie, operai, pensionati e bambini.” Questo il pensiero di Gabriele Di Stefano consigliere comunale di Montesilvano che non è concorde con la grande Pescara. “I progressi ottenuti negli ultimi anni sul territorio di Montesilvano nel settore turistico e della sicurezza, ad esempio, saranno diluiti nel degrado e nell’insicurezza di una città che, dai tempi di Castellammare Adriatico, fagocita come un virus le cellule confinanti come una metastasi.”

Afferma “Montesilvano ha registrato una crescita positiva negli ultimi 4 anni, testimoniata dai risultati della bandiera verde, della messa in sicurezza dell’Ex Discarica di Villa Carmine, dal contenimento dei reati perpetrati dalla comunità di via Ariosto e da un rallentamento dell’espansione perniciosa del cemento: diventando inglobata a un luogo che questi risultati non li ha, anzi manca di una ascesa virtuosa, il beneficio per chi è? Di certo non per Montesilvano.”

Il dubbio di Di Stefano è sull'informazione che mancò nel 2014 anno del referendum, “se la popolazione fosse stata debitamente informata su ciò che significava Grande Pescara, oggi non sarebbe neanche in dubbio che tale esecrabile procedimento non ha motivo, per i montesilvanesi, di rappresentare un vantaggio”. Arriva a parlare di “inganno”, “Dalla data del referendum ad oggi non ci sono stati incontri pubblici di piazza in cui fosse spiegato al cittadino cosa perdeva”.

Non tutto è perduto per Di Stefano “Siamo ancora in tempo perché la popolazione di Montesilvano partecipi e comprenda che non ha vantaggi ma solo mali da questa perniciosa fusione, informarsi e comprendere la realtà è il primo passo per essere liberi.”

Il consigliere comunale aggiunge “all’epoca del referendum 9 cittadini su 10 non avevano compreso di cosa parlava il quesito referendario, sintomo che ancora una volta, la beffa e il raggiro sociale alla base di quel voto erano riusciti. Oggi, che si è risvegliata l’attenzione, all’alba dell’ultimo passaggio i cittadini sono sorpresi, come spesso accade in Abruzzo: se si rinnovasse il voto a quel referendum, spiegando debitamente ogni passaggio, sarebbe palese l’attuale contrarietà.” Dichiara, “Pescara, in termini di qualità della vita non ha nulla da insegnare a Montesilvano: vogliamo credere che i montesilvanesi vogliano barattare il loro vivere in un centro a dimensione d’uomo? Noi non vogliamo vivere in una metropoli, dispersi e vittime, vogliamo veder migliorare la nostra realtà puntando sul turismo e sui valori tipici dei piccoli centri.”

Conclude: “La dimensione di Montesilvano non è un limite per il cittadino comune: se mai è un vantaggio. Nella sciagurata ipotesi che questo abominio di fusione veda la luce l’unico nome che sarebbe coerente e testimoni merito, per me sarebbe la Grande Montesilvano, ma come è intuibile, questa provocazione sottintende l’assurdità onomatopeica del nome Grande Pescara.”