PESCARA – Un uovo che diventa origine, trasformazione e possibilità di rinascita. Una fotografia che osserva il presente, ne cattura i dettagli e li restituisce attraverso la luce. È lungo questo filo, sospeso tra memoria e contemporaneità, che nasce "Dal passato al presente. Tra memoria e innovazione", la mostra che dal 19 settembre al 1° ottobre 2026 sarà ospitata negli spazi del Museo delle Genti d'Abruzzo, in via delle Caserme 24, a Pescara.
L'esposizione, promossa dalla Fondazione Genti d'Abruzzo, mette in dialogo le opere dell'artista Thon, al secolo Fausto Tonello, e le fotografie di Matteo Munarin, costruendo un percorso nel quale pittura e fotografia diventano due linguaggi differenti ma capaci di incontrarsi attorno a una stessa domanda: il rapporto tra ciò che siamo stati e ciò che siamo oggi.
L'inaugurazione è in programma sabato 19 settembre alle ore 17.
Al centro della ricerca di Thon c'è la forma, soprattutto quella ovale e sferica, e il suo valore simbolico. Il colore vivido e la materia diventano strumenti per evocare l'origine, la natura, l'energia e la fragilità dell'esistenza. Una ricerca che attraversa pittura, scultura in vetro, ceramica e altri materiali e che trova nell'"Uovo di Colimbo" una delle sue immagini più rappresentative.
«Il mondo nuovo, misterioso e meraviglioso è dentro e fuori di noi», è il senso della ricerca dell'artista, che riconduce l'uovo alla nascita e alla rinascita, ma anche alla perfezione della forma sferica, presente nella natura, nei pianeti e nelle loro orbite. Il nome "Colimbo" nasce invece da un ricordo d'infanzia e da una parola pronunciata in modo diverso dal consueto: un piccolo errore linguistico diventato nel tempo un elemento identitario della sua ricerca artistica.
Nel percorso di Thon confluiscono esperienze e incontri con artisti e maestri frequentati nel corso degli anni, oltre alle collaborazioni con gallerie e realtà del mondo dell'arte. Le sue opere sono state presentate in esposizioni e contesti internazionali, anche attraverso progetti dedicati alla lavorazione del vetro.
A confrontarsi con questa dimensione materica e simbolica saranno le fotografie di Matteo Munarin, fotografo veneziano che ha fatto dell'osservazione della realtà uno strumento di ricerca artistica. Nelle sue immagini il dettaglio, la luce, la forma e il colore diventano elementi di una narrazione che non si limita a documentare, ma interpreta ciò che vede.
Fotografia e grafica rappresentano per Munarin linguaggi complementari, maturati attraverso un percorso professionale e creativo sviluppato in numerose esperienze espositive. Tra le più recenti figurano la partecipazione ad Arte Padova, le esposizioni a Monaco di Baviera e Salisburgo e la presenza nel Catalogo dell'Arte Moderna. A Pescara ha già partecipato ai progetti "Percorsi d'Arte Contemporanea – 70 Artisti per il Museo delle Genti d'Abruzzo", nelle edizioni dal 2020 al 2022.
È proprio il dialogo tra questi due sguardi a dare senso al titolo della mostra. Da una parte la pittura che evoca, trasforma e immagina; dall'altra la fotografia che osserva, registra e racconta. Due modalità diverse di rapportarsi al reale, unite dalla capacità dell'arte di recuperare tracce del passato e restituirle al presente attraverso nuove forme.



