Anche i consiglieri comunali Argenio e D'Arcangelo del M5S da mesi si stanno occupando della problematica dei cattivi odori a Chieti Scalo, nella zona in cui si trova l'impianto della Depuracque, riferiscono “senza avere avuto ancora alcuna risposta soddisfacente.” M5S chiede quindi al Ministro dell'Ambiente “di fare chiarezza nel minor tempo possibile sull'ennesima vicenda che potrebbe aver avuto risvolti negativi sulla salute dei cittadini”, “di quali elementi disponga il Ministro interrogato circa le modalità con le quali sono stati trattati i rifiuti pervenuti dalla Basilicata a Chieti nell'impianto di Depuracque srl, ovvero se siano stati trattati come rifiuti pericolosi, e quali iniziative, per quanto di competenza, si intendano assumere per interrompere il presunto sversamento nell'area circostante l'impianto di Depuracque srl e il consorzio di bonifica.”
A supporto dell'interrogazione M5S, si legge nell'atto che “Secondo inchiesta della procura di Potenza sull'Eni di Viggiano, sarebbero partite 13482 tonnellate di rifiuti liquidi provenienti dalle attività di estrazione del 2013 e del 2014 che sarebbero state trasportate nell'impianto della società Depuracque srl a Chieti, in località San Martino”, “da maggio del 2015 diversi cittadini residenti vicino la zona in cui insiste l'impianto di Depuracque srl, hanno denunciato i fortissimi cattivi odori”. Inoltre “agli atti degli inquirenti 'ci sono intercettazioni in cui si parla di problemi di cattivi odori provenienti dai rifiuti che avrebbero interessato diversi impianti in cui venivano smaltiti i rifiuti prodotti dalle estrazioni, tra cui quello chietino. Secondo la ricostruzione degli inquirenti la questione dei cattivi odori era diventata un problema per gli indagati tanto che uno di loro avrebbe usato un tono di minaccia per l'impianto teatino in cui si sarebbero verificate problematiche odorigene causate dal rifiuto. In un'intercettazione, infatti, si parla chiaramente della Depuracque e dell'intento di togliergli il subappalto qualora le lamentele fossero continuate e se non avessero accettato 10 carichi al giorno'; la società Depuracque srl, non indagata dalla procura di Potenza, invece risulta coinvolta in una inchiesta della procura de L'Aquila che indaga sul traffico illecito di rifiuti e disastro ambientale in quanto esiste il sospetto che molte sostanze e fanghi sono stati sversati direttamente nel fiume”. L'interrogazione riporta notizie di stampa “la procura aquilana nell'avviso di garanzia consegnato agli indagati ha scritto che 'pur essendo a conoscenza dell'inquinamento che provocano le acque reflue rilasciate dall'impianto di depurazione consortile di San Martino, gli indagati continuano dolosamente a sversare nell'area circostante liquidi inquinanti interessando, oltre le acque superficiali, anche le acque sotterranee e persino l'interramento dei fanghi'; infatti, (…....) nel decreto di perquisizione emanato dalla procura distrettuale antimafia de L'Aquila, si leggono accuse pesanti, seppure ancora da dimostrare".






