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Lunedì, 25 Novembre 2019 17:11

Donne che subiscono. L’identikit dell’uomo violento corrisponde a un 'signor qualunque'

una donna che dice NO alla violenza una donna che dice NO alla violenza

La violenza maschile contro le donne si manifesta in forme diverse: psicologica, fisica, sessuale ed economica e quasi sempre sono multiple e ripetute. Sfatare i falsi miti.

 

Coerentemente con il dato nazionale, nella maggior parte dei casi, l’autore della violenza è il partner (38%) o l'ex partner (40%) o un familiare consanguineo (12% - padre, fratello, figlio, ..). Sono i dati del centro antiviolenza Ananke che informa sui servizi, anche per gli uomini intenzionati a cambiare sul serio. Oggi è stata fatta una conferenza stampa dove sono stati illustrati i percorsi e i risultati del lavoro del centro.

Come ogni anno, nell'occasione del 25 novembre “Giornata Internazionale per l'Eliminazione della violenza contro le donne”, l'Associazione Ananke Onlus impegnata quotidianamente nell'accogliere presso il Centro Antiviolenza di Pescara donne che hanno subito o stanno subendo qualsiasi forma di violenza di genere, rende pubblici i dati relativi all'attività svolta, in continuità con un lavoro da oltre dieci anni (art. 7 Convenzione di Istambul). Ananke è un osservatorio molto importante e la raccolta dei dati ha consentito fin dall’avvio dell’attività di accoglienza nel 2005, di conoscere e sensibilizzare la comunità su un fenomeno molto complesso e diffuso ma non altrettanto conosciuto, ponendo al tempo stesso le premesse per l'intervento quotidiano.

L'84% delle chiamate proviene da donne che chiedono informazioni, un appuntamento, o semplicemente di essere ascoltate. Le “altre chiamate” (16%) sono giunte dai nodi della rete antiviolenza territoriale, da altri centri antiviolenza ed a volte anche da professioniste/sti, quali avvocate/i e psicologhe/i, che, venuti a conoscenza di situazioni di violenza, chiedono informazioni e consulenza. Circa il 7% delle chiamate sono state dirottate in trasferimento diretto di chiamata ad un cellulare di reperibilità sia da parte di donne che dei nodi di rete, non sempre si trattava di situazioni di emergenza.

Le donne che si rivolgono al centro provengono prevalentemente dalla cosiddetta “Area Metropolitana Chieti-Pescara” il 73% arriva da Pescara e provincia - il 9,3% da Chieti e provincia il 4% da Teramo e provincia - 0,7% dall'Aquilano - 6,7% circa da fuori regione Le donne, per motivi di sicurezza e/o di riservatezza, preferiscono rivolgersi ad un Centro antiviolenza non prossimo al proprio luogo di residenza.

In grande maggioranza sono donne con figli a carico.

Sono 43 le donne che si sono rivolte allo Sportello lavoro e 6 i tirocini attivati presso aziende presenti sul territorio. Il lavoro è uno strumento fondamentale per il raggiungimento dell'autonomia.

I Figli convolti per il 37% circa sono minorenni ed il 45% circa sono maggiorenni. 75% dei casi i figli hanno assistito alla violenza e nel 60% dei casi i figli l'hanno anche subita (Dati ISTAT 2015: la violenza assistita è la 2° forma di maltrattamento sull'infanzia più diffusa).

Gli uomini maltrattanti hanno un’età media tra i 40 e 49 anni (32%), nella maggioranza dei casi sono italiani (87%), con un livello d'istruzione media (31%) ed il 57% sono occupati stabilmente (il 59% è un lavoratore dipendente ed un 27% è un lavoratore autonomo).

Per ogni donna che subisce violenza c’è un uomo che "agisce".

Il racconto dominante cristallizza due ruoli: la donna abusata è vittima e l’uomo è l’aggressore. L’uomo merita pubblica condanna, ma anche di essere studiato meglio per trattare e prevenire. Il problema della violenza è dell’uomo violento e non della donna. E’ importante approfondire i comportamenti e le dinamiche del maltrattante.

ART. 16 DELLA CONVENZIONE DI ISTANBUL (2011) primo strumento internazionale giuridicamente vincolante sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne).

Impegna gli stati firmatari ad adottare "le misure legislative e di altro tipo necessarie per istituire o sostenere programmi rivolti agli autori di atti di violenza domestica, per incoraggiarli ad adottare comportamenti non violenti nelle relazioni interpersonali, al fine di prevenire nuove violenze e modificare i modelli comportamentali violenti", "si accertano che la sicurezza, il supporto e i diritti umani delle vittime siano una priorità e che tali programmi, se del caso, siano stabiliti ed attuati in stretto coordinamento con i servizi specializzati di sostegno alle vittime"

Luoghi comuni da sfatare:

DALL’ASSUNZIONE DI ALCOOL E DROGHE : Le dipendenze non sono la causa diretta della violenza domestica e recuperarsi dalla dipendenza non vuol dire non adottare più comportamenti violenti. Si può sostenere che l’alcool ed altre dipendenze possono peggiorare la crudeltà o l’instabilità di un uomo maltrattante ubriaco e/o drogato può rendere la vita della propria compagna ancora più orribile di quanto faccia già da sobrio.

DA PROBLEMI PSICHICI : esiste il falso mito che l’uomo violento ha una malattia mentale. Oppure che sia colto da un raptus omicida. "E’ il loro sistema di valori ad essere malato, non la loro psiche".

NON RIGUARDA SOLO CLASSI SOCIALI SVANTAGGIATE E FAMIGLIE PROBLEMATICHE : Sfatare il falso mito che i mariti o fidanzati violenti appartengono a classi sociali svantaggiate in quanto loro non sono assolutamente confinati a una determinata nazionalità, religione o classe sociale. Se è vero che ci sono culture o subculture in cui il dominio dell’uomo sulla donna è considerato più accettabile e, di conseguenza, le violenze sono più frequenti , è però altrettanto vero che l’identikit dell’uomo violento corrisponde a un 'signor qualunque': disoccupato, operaio, impiegato, professore, medico, avvocato – ovvero chiunque.

Il Cam per chi gli uomini che vogliono cambiare.

E’ un luogo ed un riferimento per quegli uomini che vogliono intraprendere un percorso di cambiamento ed assumersi la responsabilità del loro comportamento di maltrattamento fisico e/o psicologico, economico, sessuale e stalking.

La caratteristica che accumuna indistintamente tutti gli uomini violenti è il loro modo di pensare e vedere la donna come un essere inferiore che non ha diritto all’autonomia, alla libertà e pertanto si sentono legittimati a controllarla, dominarla e possederla. La violenza nelle relazioni d’intimità è qualcosa che può essere eliminata in quanto, come abbiamo visto, non è né un dato di natura, né una malattia ma una scelta agita.

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