Per l'Abruzzo affacciato sul mondo...


Giovedì, 25 Marzo 2021 12:02

Schiavitù, quanti ancora nel mondo si trovano in questo stato?

Scritto da Angela Curatolo

il 25 marzo si ricordano le vittime della schiavitù, dal 2007.

Non avere proprietà di se stessi. Questa è la schiavitù.

Il regno di Danimarca-Norvegia divenne il primo paese europeo a proibire il commercio degli schiavi nel 1802.

Anche se la schiavitù non è più ufficialmente legale in nessuna nazione del pianeta, il traffico di esseri umani rimane un grave problema internazionale. L'associazione umanitaria internazionale Terre des hommes (2006) ritiene che a livello mondiale, il numero delle persone schiavizzate sia di dodici milioni. Secondo l'ONG Slavery Footprint, nel 2011 27 milioni di persone al mondo sono oggi ridotte in schiavitù, e producono i beni di consumo per gli altri. La stima potrebbe arrivare tra i 25 e i 40 milioni di persone si trovino attualmente ancora in uno stato di effettiva schiavitù.

La schiavitù appare, per la prima volta, all'interno del codice babilonese di Hammurabi (1860 a.C.) descritta come un'istituzione consolidata e del tutto comune tra i popoli dell'antichità. Probabilmente era già praticamente anteriormente ma non ci sono fonti a determinalo. Si può ipotizzare che iniziò a svilupparsi come un sistema di stratificazione sociale, era già conosciuta tra le prime civiltà come quella dei Sumeri in Mesopotamia risalente al 3.500 a.C; quasi ogni altra civiltà dell'epoca la praticò. Uno schiavo poteva nascere in questa condizione, se figlio di schiavi, oppure poteva perdere la libertà in determinate situazioni, le più comuni delle quali erano la cattura in guerra o la schiavitù per debiti, per cui un debitore, se non era in grado di rimborsare il proprio creditore, diventava egli stesso una sua proprietà.

Dopo il 1600 l cose cambiarono, il commercio, la necessità di manodopera nei campi e in altri settori, fece aumentare questo abominio.

L'abolizione della schiavitù non ne argina la turpe pratica che oggi ha preso tante forme.

Oggi è una condizione formalmente illegale, persiste, però, lo schiavismo, in tutto il mondo, fatto sancito tramite l'adozione, da parte delle Nazioni Unite, della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, avvenuta nel 1948. Nonostante gli enormi progressi raggiunti dall'abolizionismo, la condizione di schiavitù viene vissuta ancora in un gran numero di paesi. Lavorare senza compenso o per pochissimo. Ci sono varie forme di schiavismo: traffico di esseri umani, sfruttamento del lavoro per debiti, sfruttamento dei bambini, sfruttamento sessuale e lavori domestici forzati e altre.

In Italia, i settori economici dove il fenomeno dello schiavismo è più frequente sono forse la prostituzione e l'agricoltura.

Il 25 marzo si ricordano le vittime della schiavitù e della tratta transatlantica degli schiavi istituito solo nel 2007 dalle Nazioni Unite. La giornata onora e ricorda coloro che hanno sofferto e sono morti a causa del commercio transatlantico degli schiavi, che è stato definito "la peggiore violazione dei diritti umani nella storia", in cui oltre 400 anni più di 15 milioni di uomini, donne e bambini erano vittime.

Ultima modifica il Giovedì, 25 Marzo 2021 14:01