Azione Politica, il coordinatore regionale, Gianluca Zelli, rompe il silenzio e interviene sulla designazione del candidato alla presidenza della Regione Abruzzo del centrodestra.
Mazzocca: "Dopo un lungo e duro lavoro si conclude l’iter amministrativo avviato nel 2016 con 3 delibere dell’esecutivo regionale"
36 anni dedicata alla politica cittadina, il cordoglio del sindaco Francesco Maragno e dell'ex sindaco Renzo Gallerati
Una doppietta nel finale della giovane punta decide il match contro il Lecce (4-2).
Sofferta vittoria dei biancazzurri di mister Pillon, che solo negli ultimi minuti superano i salentini rimasti in nove e riconquistano così la testa della classifica, con un punto di vantaggio sul Palermo. Parte forte il Delfino, che impone subito ritmo e gioco, grazie ad una splendida intesa sulla fascia destra tra Balzano, Marras e Memushaj. Da una pregevole combinazione degli ultimi due nasce il cross che, dopo soli 3', Mancuso tramuta in gol grazie ad una potente incornata sotto la traversa; settima rete per il bomber pescarese, nuovo capocannoniere del torneo assieme a Donnarumma del Brescia. Al 22' è ancora Memushaj a servire da calcio d’angolo l’assist vincente per Gravillon; le squadre pugliesi sembrano portare davvero bene al giovane centrale originario della Guadalupa, già a segno contro il Foggia. Sulle ali dell’entusiasmo il Pescara ci prova ancora con Mancuso (servito questa volta da Antonucci), ma il tiro è alto di poco; probabilmente i migliori 30' stagionali per i padroni di casa, che incantano per la qualità del gioco espresso, prima di rallentare negli ultimi minuti del primo tempo. Per questo motivo appare una mezza beffa il gol che il Lecce trova in pieno recupero con Palombi, dopo una respinta di Fiorillo: il 2-1 all’intervallo è un risultato che non rende giustizia al Delfino.
La ripresa si apre con l’espulsione per doppia ammonizione del difensore ospite Calderoni (53'); il pubblico dell’Adriatico attende il colpo di grazia da parte dei padroni di casa che invece, a sorpresa, subiscono il gol del pareggio con un perfetto colpo di testa di Tabanelli, su assist dell’ex Fiamozzi. La squadra pugliese rimane addirittura in nove al 77’ quando anche Meccariello incorre ingenuamente nella doppia ammonizione. Nonostante la doppia superiorità numerica il Pescara non trova più la via della porta avversaria, finché mister Pillon non pesca l’asso nella manica, inserendo Del Sole al posto di Marras (84'): sono sufficienti pochi minuti al giovane talento biancazzurro per realizzare la sua doppietta d’autore, prima con un gran sinistro a giro all’incrocio (89') e poi con un contropiede letale (96').
Il Pescara torna così al primo posto, in attesa proprio dello scontro al vertice contro il Palermo, in programma domenica prossima nel capoluogo siciliano.
Raggiante Bepi Pillon a fine gara: "Il nostro primo tempo è stato ottimo, peccato per quel gol subito prima dell'intervallo che ci ha innervosito più del dovuto. Nella ripresa potevamo fare di più, ma evidentemente non siamo bravi a gestire il vantaggio ed è per questo che dobbiamo sempre pensare a giocare e non ad amministrare. L'importante comunque è averla risolta nel finale".
PESCARA (4-3-3): Fiorillo; Balzano, Gravillon, Campagnaro, Del Grosso; Memushaj, Brugman, Machin (78' Monachello); Marras (84' Del Sole), Mancuso, Antonucci (73' Crecco). All.: Pillon.
LECCE (4-3-1-2): Vigorito; Venuti, Fiamozzi, Meccariello, Calderoni; Tabanelli, Petriccione, Scavone (58' Marino); Mancosu; La Mantia (73' Falco), Palombi (78' Cosenza). All.: Liverani.
Arbitro: sig. Di Paolo di Avezzano.
Marcatori: 3' Mancuso, 22' Gravillon, 47' p.t. Palombi, 67' Tabanelli, 89' Del Sole, 96' Del Sole.
Note: espulsi Calderoni al 53' e Meccariello al 77'; ammoniti Campagnaro, Machin, Balzano, Del Sole; spettatori 8.782 per un incasso di 68.373 €.
Approdato in aula oggi, il governo è intenzionato a porre la fiducia sul decreto legge su sicurezza e immigrazione, all'esame dell'Aula del Senato.
Si è arreso dopo 8 ore Francesco Amato, il latitante che da stamattina alle 9, armato di un coltello, era asserragliato con 4 ostaggi in un ufficio postale Pieve Madolena (Reggio Emilia).
L’Italia ha subito una gravissima ondata di maltempo che ha devastato paesaggi, vallate e ancora una volta i fiumi tornano ribalta nella cronaca nazionale. Piera Lisa Di felice, vicepresidente della Federazione Nazionale Pro Natura, coordinatore dell’Organizzazione Regionale Pro Natura Abruzzo e vicepresidente del Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio, idrobiologa esperta di fiumi, sottolinea che quanto sta accadendo è in realtà frutto di una non corretta gestione del fiume e del suo habitat.
“I fiumi sono ambienti complessi”, spiega di Felice. “Ecosistemi che bisogna conoscere e tutelare con professionalità e competenza. Spesso l'aspetto ecologico del fiume non viene preso in considerazione in nome della sicurezza. La gestione degli ambiti fluviali è sempre stata improntata su una visione ingegneristica e non naturalistica, trasformando i fiumi in una sorta di canali per far defluire il più velocemente possibile le acque. Stiamo pagando la regimentazione dei corsi d'acqua fatta negli anni Ottanta del secolo scorso che ha cancellato gran parte del sistema biologico e degli equilibri dell'ecosistema fiume. La scomparsa della vegetazione riparia, la tendenza alla rimozione delle asperità del fondo hanno come unica conseguenza l'aumento della velocità e della devastazione del fiume. Cito due episodi accaduti di recente in Abruzzo. La piena del fiume Tasso nei giorni scorsi a Scanno: in questo caso stiamo parlando di un fiume tombato cementificato e snaturato che si è ribellato alla sua prigione. C’è poi il caso del fiume Sangro a Villetta Barrea, anche lui esondato a seguito delle precipitazioni eccezionali, cementifcato negli anni Ottanta con costose opere ingegneristiche che hanno distrutto le sue sponde con ripercussioni negative sulla sua ecologia. E sono tantissimi i fiumi in Italia in queste condizioni che poi esplodono al primo al maltempo estremo”. . Secondo Di Felice la pulizia dei fiumi non fa che peggiorare ulteriormente la situazione.. “Eliminare la fitocenosi in un fiume provoca gravi danni all'ambiente acquatico con perdita di habitat e impoverimento della biodiversità animale e vegetale. Inoltre gli interventi di escavazione in alveo con opere di regimentazione non risolvono affatto il problema delle esondazioni ma le peggiorano. I boschi ripariali sono argini naturali contro le esondazioni, una fascia tampone che permette al fiume di calmare la sua forza ed evitare l'esondazione. Un fiume che evolve verso uno stato naturale è molto più resiliente di un corso d'acqua cementificato o demolito dalle ruspe.” Il futuro è quello della ingegneria naturalistica e della rinaturalizzazione, evitando l'intervento di ruspe che possano alterare i fiumi e provocare danni ambientali irreparabili. “La decementificazione dei fiumi è la prima fase di questo processo di restauro del paesaggio fluviale.”, continua Di Felice, “Eliminare totalmente gli interventi di canalizzazione, regimazione e cementificazione che devastano l'ecosistema fluviale. Proprio nel 2017 a Scontrone, in provincia dell'Aquila, si è proceduto alla decementificazione di un grande tratto del fiume Sangro. Quest'operazione è stata fatta grazie alla lungimiranza e professionalità del Sindaco di Scontrone Ileana Schipani. Il cemento, che aveva soffocato il fiume Sangro, è stato pian piano eliminato per far respirare l'habitat fluviale. Ma questo è solo il primo stadio di un lungo processo a cui è necessario seguano interventi molto specialistici che devono rispettare il valore paesaggistico del fiume e la ricostruzione graduale delle comunità vegetali e animali.” E’ necessario un cambiamento radicale rispetto alle opere tradizionali di difesa alluvioni. E fondamentale rimane la rinaturalizzazione dei corsi d’acqua come riconosciuto dalla Direttiva Alluvioni (2007/60/CE). “Tale direttiva” conclude Di Felice “chiede di mettere in atto tutte le sinergie possibili tra obiettivi di qualità ecologica dei fiumi e riduzione del rischio idraulico applicando un approccio mirato a dare “più spazio ai fiumi”. La Direttiva afferma che i Piani di Gestione del Rischio di alluvioni “al fine di conferire maggiore spazio ai fiumi” dovrebbero comprendere, ovunque possibile “il mantenimento e/o il ripristino delle pianure alluvionali”, ovvero interventi di riqualificazione morfologica. Concludo con un’espressione di Franco Arminio: “Curiamo la natura o l’allerta meteo non servirà mai a nulla…”
Piccolo Teatro Guascone: Venerdì 9 novembre alle 21 Sabato 10 novembre alle 21 Domenica 11 novembre alle 17:30
Pizzaioli, pasticcere, cuoco, operatore finanziario. Da Academy ForMe 10 corsi per imparare i mestieri