Del resto, chi potrebbe realmente riuscirci? Chi potrebbe esprimere con le parole cosa sia un mondiale e cosa si provi a non esserci? Io no di certo. Non sono nemmeno sicuro che le parole siano lo strumento adatto, soffrono di troppi limiti, a cominciare dall’originario e insuperabile freno del significato. Forse la parola poetica, quella che trascende se stessa, tuttavia non possiedo né l’arte, né – ahimè – l’animo del poeta. Si potrebbe ricorrere alla parolaccia, ma che sia forte, sublime e catartica, il turpiloquio cosciente per liberare le parole dalle catene del loro contenuto. E non so se basterebbe.
Mentre scrivo queste brevi righette, frutto della mia inadeguatezza al compito, avverto fisico un fastidio. Così, infastidito, ne rintraccio la fonte e mi appare il ricordo del mio mondiale. Non c’è persona che non ne abbia uno, o perlomeno, chi non ce l’ha non è dei nostri. Intendiamoci, i mondiali hanno poco a che fare con il calcio, non bisogna essere calciofili per avere il proprio mondiale. Non serve nemmeno essere tecnici, naturalmente. Ma neanche dei romanticoni, o dei cultori della memoria, o degli infaticabili pensatori di nostalgie. Basta essere dei nostri. Ecco, mi riesce davvero difficile pensare che questo mondiale non sarà di nessuno di noi. O meglio, sarà certamente di qualcun altro. Comunque non sarebbe stato mio, io ce l’ho già e ciascuno di noi ha le forze per averne uno solo. Sarà però impossibile vivere la stessa esperienza, declinata in tutti i sapori che ognuno sa scegliere, compreso quello del ricordo. Oggi, il mondiale rischia di essere l’insieme di tante partite di calcio.
Forse non per noi, o almeno non del tutto. È viva la tentazione di aspettare con gli occhi chiusi la fine dell’incubo, con la speranza di non dover rinunciare alla luce per troppo tempo. In verità qualcuno se l’era promesso e ripromesso, giurato e spergiurato: “Al diavolo questo mondiale! Anzi, al diavolo tutto e al diavolo tutti!”. Poi, semplicemente, le lancette affilate del tempo ti ricordano che il mondiale inizia oggi. Non tra un mese, tra un anno o tra quattro anni, inizia giovedì. E allora ci si concede uno sguardo ai gironi, magari persino alle squadre. Chissà se sarà l’anno del Brasile, anche se Messi è in debito con l’Argentina. L’Inghilterra non ce la può fare e speriamo non vinca la Germania che altrimenti ci supera! Lo avverti lo stesso, il mondiale. Ne ricerchi le storie, percepisci le vibrazioni della sua musica travolgente.
Proveremo a rubare i battiti altrui, ma non sarà lo stesso. La nostra fatale attrazione ci esporrà ai tumulti delle emozioni, ma saranno emozioni a metà. Ci costruiremo le gioie, mentiremo a noi stessi di sofferenze. Oppure, al contrario, opporremo la nostra orgogliosa e falsa indifferenza. Sarà dura, forse troppo, guardare questo mondiale degli altri.



