L'ennesima 'Montesilvannellata' da annoverare nella storia di questa città, potrebbe allestirne un museo.
Questa volta è veramente amara la storia.
Tutto ebbe inizio nel 2005 quando il Consiglio Comunale decise di intitolare il nuovo distretto sanitario, inaugurato ieri, alla memoria del Dott. Carlo Di Giacomo, scomparso due anni prima. Un uomo meritevole di essere ricordato, “mio marito- riferisce la professoressa Giuliana Di Giacomo – aveva contatti sino a Houston con il Prof. Michael Vena”. Medico di buon cuore, che trovava sempre il tempo di seguire gli anziani anche nelle proprie abitazioni, andando "personalmente a prelevare il sangue e riportare i risultati".
“Insegnava agli specializzandi a Chieti”, la sua fama si estendeva sino a Bologna, Parma e Milano. “Era un bibliofilo, aveva scritto l’opera omnia su Antonelli, che ispirò Pirandello ne Il teatro nel teatro, persino dall’Inghilterra la richiesero”.
Fuor di ogni dubbio lo spessore della personalità sociale, culturale e intellettuale di Carlo Di Giacomo, a tal punto che nel 2006, con delibera di giunta n.46, l'Amministrazione gli intitolò anche la sala al secondo piano al Pala Baldoni.
Nel 2013, la giunta pro tempore riconfermò, con delibera n. 42, il nome del nuovo distretto in costruzione ma nella stessa riunione, nello stesso giorno, per ragioni sconosciute, revocò il nome della sala del Baldoni che divenne Polifunzionale, lasciando informalmente la targa, ancora oggi affissa all’ingresso.
Le intenzioni c'erano tutte sul nuovo distretto, era stata acquistata anche la targa, scoperta ieri all’ingresso. Lo testimonia una determina dirigenziale del 2013.
Tutto lasciava pensare che il nome del distretto fosse ‘Carlo Di Giacomo’, invece no, la struttura rimane, per ora, senza nome per una mancanza caduta nel limbo, a cui non si pose rimedio per ben 14 anni, e ora appare quasi come una “ripicca”.
Infatti solo a dicembre 2018, a seguito di una lettera del Primo cittadino alla Asl, a cui si chiedeva di formalizzare l’intitolazione, il Comune scopriva che i proprietari della struttura non erano mai stati avvisati, completamente estromessi, la scelta del nome non spettava al Comune. Anche se alla lettera non rispose, informalmente la Asl pare abbia espresso la propria contrarietà. Insomma nel 2005 si deliberò senza proporre il nome ai legittimi proprietari del Palazzo.
E’ stato concesso di affiggere la targa all’ingresso ma solo come dedica. Perciò, essendo proprietaria del solo parcheggio, l’Amministrazione politica, per metterci una toppa, ne ha proposto l'intitolazione alla vedova del dott. Di Giacomo che ha rifiutato anche un po' risentita. “Ho detto no, perché mio marito è stato un medico e non un parcheggiatore”.
Una storia che la città avrebbe evitato volentieri, soprattutto alla luce dell’inaugurazione di una struttura che ha atteso 24 anni per la conclusione. Cercare le colpe, ora, è veramente inutile, chi è in potere di formalizzare questa intitolazione potrebbe scegliere di passar sopra la mancanza del passato e effettuarla.
L’Amministrazione, negli ultimi giorni di reggenza, potrebbe solo deliberare in giunta la riconferma dell’intitolazione della Sala del Baldoni, dal momento che tutti la continuano a chiamare Carlo Di Giacomo e la targa è ancora lì.
Un gesto dovuto nei confronti della Professoressa Giuliana, “ è così brutto revocare un’intitolazione, non lo meritava mio marito”.
No, non lo meritava.



