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Martedì, 08 Marzo 2016 13:01

Festa della donna, chi festeggia, chi no, chi combatte

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Tre modi di vivere questo giorno, descritto da tre fonti diverse, per comprendere meglio e riflettere sull'Universo femminile , disagi, differenze e lotte. La donna al centro, carica, spesso, di responsabilità enormi, per molte difficili da sostenere nel silenzio e indifferenza della società. Un augurio a tutte dal Giornale di Montesilvano.

#iononfesteggio e tu?

#iononfesteggio e tu? L posizione di Carola Profeta Coordinatrice Dipartimento Tutela Vittime della Violenza Regione Abruzzo E fa un excursus della storia di questa ricorrenza: “Sono molte le date e i fatti storici che hanno ispirato l'istituzione della giornata internazionale della donna: Il 28/02/1909 il Partito Socialista Americano organizzò una manifestazione a sostegno del diritto delle donne al voto, per le rivendicazione sociali sull'aumento del salario e sul miglioramento delle condizioni di lavoro. Nel 1910 lo stesso partito istituì 'la giornata della donna' e l'anno dopo a New York nella purtroppo famosa 'fabbrica Triangle' un incendio provocò la morte di 150 donne operaie. Come un onda d'urto la forza di queste donne che volevano essere riconosciute e rispettate, ma soprattutto accolte come coloro che 'portano la vita', arriva in Europa e si propaga rapidamente. Ma saranno le donne di San Pietroburgo nel 1917 scese in piazza e ad implorare la fine della guerra a far cadere la scelta sull'8 marzo per celebrare 'la giornata mondiale della donna'. Solo 5 anni dopo si celebrò per la prima volta, la festa anche in Italia, e solo nel 1946 si scelse la mimosa come fiore simbolo della giornata perché fiorisce nei primi giorni di marzo. Mi viene da pensare, cosa è cambiato oggi a distanza di 70 anni?? “

Elenca i motivi per cui non festeggia questa ricorrenza: “Io non ho niente da festeggiare considerando che in Italia ancora oggi le donne sono retribuite il 20% in meno degli uomini a parità di contratto, mansioni e competenze. Io non ho niente da festeggiare considerando che oggi in Italia non viene ancora rispettata la legge sulle quote di genere, se andiamo a controllare tutti i consigli comunali e regionali sono poche quelle che rispettano il 40/60% di proporzione di presenza di genere. (la legge in sostanza dice che in un consiglio sul totale dei consiglieri ci deve essere la presenza di donne e uomini in un rapporto di misura 40-60% cioe se ci sono 10 consiglieri 6 devono essere donna e 4 uomini e/o viceversa). Io non ho niente da festeggiare considerando che oggi in Italia l'80% degli incarichi istituzionali e i più importanti e strategici vertici della pubblica amministrazione è in mano agli uomini. Dal Quirinale alle province la presenza femminile si attesta al 19,73%. Nelle regioni è ancora peggio, solo il 13,71%. Scandaloso! Io non ho niente da festeggiare considerando che oggi in Italia o fai carriera o fai un figlio, non ci sono leggi che tutelano e promuovono le nascite, le famiglie, la conciliazione tra maternità e lavoro, o per lo meno le leggi scritte ci sono, ma poi nella realtà vengono stralciate quotidianamente a discapito sempre della donna. Io non ho niente da festeggiare considerando che oggi in Italia 1 donna su 4 a causa della maternità perde il lavoro, e 1 su 4 decide o di lasciare il lavoro o di non avere figli. Io non ho niente da festeggiare considerando che oggi in Italia 1 donna ogni 2 giorni viene uccisa dal marito, fidanzato compagno e quest'ultimo poi se non si suicida, non sconta quasi mai completamente la sua pena. Per tutti questi motivi #iononfesteggio8marzo”

Festa della donna, “danza mediterranea” mostra artista Libanese

Festa della Donna all'insegna dell'arte al femminile allo Spazio Allegrino di via Italica 7/1, a Pescara. Oggi martedì 8 marzo, sarà infatti inaugurata alle 16.30 la mostra di pittura “Danza mediterranea” dell'artista libanese Maya Mouawad. Attraverso i quadri della Mouawad, che vive in Libano, sarà reso omaggio alla donna, alla sua sensibilità e al suo coraggio perché danzi sul Mediterraneo un messaggio di pace e di condivisione. Nel programma anche la lettura di poesie dedicate alle donne di Rolando D'Alonzo e di alcuni fra i brani più belli scritti da Rita El Khayat. La Mouawad, nata nel 1964 a Ehden nella provincia libanese di Zgharta da una famiglia di religione cristiano-maronita, è l’ultima di sette figli. Ha studiato al Liceo scientifico di Tripoli (Libano) e ha poi conseguito la laurea in Architettura d’interni e Disegno all'Università libanese della sua città natale. Attualmente è architetto libero professionista e insegnante di Disegno, è sposata e ha una figlia adolescente. L’arte del disegno fa parte della storia familiare: un avo paterno, David, nel 1881 avviò un’attività artigianale orafa, i suoi discendenti diventarono disegnatori e fornitori ufficiali dei gioielli della famiglia reale dell’Arabia Saudita. Maya, dalle pennellate morbide e sinuose, si ispira per lo più alla figura della donna e della natura. Nella collezione “Danza mediterranea” la sua donna imita il movimento del fiore, in quanto l’essere umano trova la sua armonia nell’imitazione della bellezza della natura. Nella sua arte Maya trae spesso ispirazione dalle poesie e dai disegni di Kahlil Gibran, noto poeta e pittore libanese dei primi del '900.

“Se la donna non è realmente libera, il mondo non lo è” (APO OCALAN)

“Dedichiamo l’otto marzo(e tutto l’anno) alle donne kurde e a tutte le compagne che lottano contro il dominio capitalista, sessista e patriarcale “ Così si legge in una nota di JIN JIAN AZADì (DONNA VITA LIBERTà) Rete KUrdistan Abruzzo. “La donna che dà la vita, la donna sfruttata e giudicata semplicemente per alcune caratteristiche di un gruppo di appartenenza, sono alcuni dei meccanismi del dominio patriarcale e sessista che il capitalismo continua ad imporre. Un sistema di dominio nel quale la donna è considerata solo come subalterna al maschio, a cui viene asservita per la procreazione della vita (intesa come un numero per proseguimento della specie umana, soprattutto maschile), sfruttata, schiavizzata e discriminata già dalla nascita, cancellandola completamente come donna che dà la vita ad una creatura nata dall’amore per completare il ciclo vitale del pianeta terra. L’idea di libertà della donna che il patriarcato capitalista inculca, è quella dell’obbligo di “essere bella”, dai vestiti agli atteggiamenti sociali, per obbedire e soddisfare il “maschio”, limitando pensieri e idee della donna che non deve essere indipendente ma obbedire agli ordini. E prosegue “Bisogna combattere ed esprimere le proprie idee, realizzando e trasmettendo la realtà della libertà e dell’essere in quanto donna, una persona con gli stessi diritti e la stessa dignità degli uomini.

Ultima modifica il Martedì, 08 Marzo 2016 13:17

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