Sui colori chiedono “ma la Soprintendenza è stata interpellata?” e “ pedalando tra i km già realizzati si trovano strettoie non segnalate e pericolose, dissuasori di sosta letali in caso di caduta, segnaletica bizzarra, dimensioni minime non rispettate... Questa volta ci tocca, ahinoi, segnalare il nuovo tratto di Martinsicuro, dove sono state create una serie di 'curvette' che non rispettano il raggio minimo di curvatura (minimo 3 metri, come da art.8, comma 5, del DM 557/1999).”
E ancora “Come se non bastasse, al pericolo costituito dalla curva 'stretta' (dove, facilmente, due ciclisti potrebbero scontrarsi o impattare con il marciapiede), nel bel mezzo della carreggiata sono state piazzate griglie per la raccolta delle acque che potrebbero costituire un ulteriore problema per il transito dei ciclisti (art. 12, comma 2, DM 557/1999) a causa del leggero incasso nel piano stradale.” Il commento è aspro “Che dire? Le norme esistono ed è gravissimo che i progettisti non le conoscano o le disattendano apertamente. Inoltre, il buon senso, dovrebbe caratterizzare ogni opera pubblica. Ma tanto è, e soldi pubblici vengono spesi malamente per opere utilissime, che evidentemente vengono considerate minori e poco degne di attenzione.” Le associazioni aspettano, con “preoccupazione”, la realizzazione dei tratti mancanti del Bike to Coast “augurandoci di non vedere altri errori progettuali ricordando a tutti gli amministratori, anche a quelli che piazzano il mercato settimanale SOPRA le piste ciclabili, che il percorso abruzzese dovrebbe costituire un valore aggiunto per il nostro territorio.”



