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Martedì, 27 Settembre 2022 17:03

Crecchio, scoperta necropoli III sec. a.C.: banchetti, vino e guerra nello spirito degli antichi

Scritto da A.C.

portate  alla luce 138 sepolture risalenti al periodo tra il VI e il III secolo a.C.Per la prima volta illustrati tre dei cinque corredi restaurati grazie al supporto del privato.

Gli scavi sono della necropoli di S.M. Cardetola di Crecchio (CH), hanno finora restituito 138 sepolture che coprono un arco tempo dal VI al III sec. a.C.

"Nella tomba 57 rinvenuta una splendida corona, forse appartenuta ad un giovane atleta ben 2300 anni fa! Una piena sinergia tra Enti, Soprintendenza, Associazioni e privato ha portato al successo di un modello Crecchio esportabile anche sempre più in altri territori italiani ”. Riferisce Giuseppe Valentini – Presidente Archeoclub D’Italia sede di Crecchio. Quanto scoperto e recuperato a Crecchio, grazie all’operato della Soprintendenza è patrimonio culturale importante per l’Abruzzo e per l’Italia. Codice Citra rappresenta la più grande comunità di soci vignaioli abruzzesi in cui si raggruppano 3.000 famiglie unite dal rispetto per la natura, da un legame generazionale profondo colmo di affetti e saperi e da un codice genetico etico e produttivo”. Aggiunge Sandro Spella (Presidente della Cooperativa Codice Citra) azienda privata che ha sostenuti gli scavi.

Finanziati i corredi di ben tre sepolture di cinque che saranno oggetto di una mostra dal titolo “I Mecenati”.

“Abbiamo finanziato questi restauri con grande convinzione in quanto crediamo nel territorio e valorizziamo il territorio. Quanto scoperto e recuperato a Crecchio, grazie all’operato della Soprintendenza è patrimonio culturale importante per l’Abruzzo e per l’Italia. Codice Citra rappresenta la più grande comunità di soci vignaioli abruzzesi in cui si raggruppano 3.000 famiglie unite dal rispetto per la natura, da un legame generazionale profondo colmo di affetti e saperi e da un codice genetico etico e produttivo."

Spicca una stupenda corona appartenuta forse ad un giovane atleta e risalente a 2300 anni fa. Il restauro di tre corredi è stato presentato per la prima volta presso il Palazzo Ducale di Crecchio, in Abruzzo.

Nella Tomba 57 è stato trovato un reperto che si è conservato per ben 2300 anni di storia e appartenuto forse ad un atleta. Si tratta di una stupenda corona in foglie di bronzo e frutti di terracotta dorata, illustra Giuseppe Valentini. "Questa opera di valorizzazione è possibile grazie alla Soprintendenza che sta puntando su questo territorio".

"Gli oggetti nelle tombe non sono soltanto bei reperti. La loro natura e tipologia ci parla infatti dei valori e della cultura delle persone che, più di due millenni or sono, hanno sepolto i propri cari con gli oggetti più rappresentativi del loro mondo. Il restauro di questi oggetti permette il loro studio e, conseguentemente, ci permette di capire come queste antiche società si sono evolute”.

I corredi delle tombe 17 – 34 e 57 oggetto del restauro finanziato da Codice Citra.

La presenza di elementi legati all’enogastronomia, il bere vino e il banchettare con carne cotta su spiedi, è forte sin dalle tombe più antiche (VI-V secolo a.C.), dove però sembrano preponderanti anche altri oggetti, specie le armi nei maschi, a sottolineare una maggiore attenzione al ruolo guerresco più che al simposio. Le tre tombe, invece, ci testimoniano un importante cambiamento culturale. I tre corredi funerari si datano infatti ad un’epoca posteriore (IV-III sec. a.C.) e ci mostrano un chiaro cambiamento culturale. Ad essere esaltato non è tanto il valore guerresco – ha continuato il Presidente dell’Archeoclub D’Italia di Crecchio - quanto piuttosto il ben vivere, l’imitare usi e costumi greci, e l’importare oggetti belli e di lusso. Quella che appare non è più l’immagine di una società in conflitto, quanto piuttosto di persone che 23 secoli fa sapevano godersi la vita. Ed in questo mondo il consumo di vino sembra essere stato particolarmente importante come rito sociale.

La Tomba 17 ha restituito un enorme corredo composto da ben 28 reperti, soprattutto vasellame di importazione dalla Magna Grecia: da Taranto e dalla Campania. Si tratta di un raffinato set di stoviglie di lusso pensate per il banchetto e, soprattutto, per il bere vino in modo raffinato. È presente il grande cratere per mescolare vino ed acqua, nonché coppe e piatti di pregio. L’uomo ha inoltre i segni dell’attività atletica (lo strigile) ed è stato cremato: un rito inusuale per la zona, probabilmente eseguito per evocare i funerali degli eroi.

La Tomba 34 è la sepoltura di una donna che ha restituito rari esempi di gioielleria, una collana d’oro e fibule (spille) d’argento, anche queste importate dal sud. Tali elementi sono estremamente rari, e praticamente non hanno confronti in Abruzzo.

La Tomba 57 è la tomba di un ragazzo, ed è forse la più sorprendente. Era presente un’anfora vinaria che preserva ancora i segni della pece greca (resina di pino laricio) usata per sigillarla e preservare il prodotto enologico. Ancora più interessante il fatto che sulla testa del fanciullo era presente una stupenda corona in foglie di bronzo e frutti di terracotta dorata con vera foglia d’oro. Reperti simili sono praticamente sconosciuti in Abruzzo, mentre corone simili si trovano nella grande città greca di Taranto.

Il modello Crecchio vedrebbe la collaborazione in rete di pubblico e privato. “Il restauro dei reperti di queste tre tombe non solo aiuta a capire la cultura antica di un territorio finora poco considerato per la fase preromana, ma renderà fruibile al grande pubblico alcuni reperti unici che andranno ad arricchire le collezioni del Museo nel Castello di Crecchio, contribuendo in questo modo anche a potenziare il valore e l’attrattività di questo luogo e di questo territorio." I volontari sono stati il motore principale dell’esecuzione degli scavi – ha concluso Valentini - svolti comunque sotto la direzione scientifica del MIC, Soprintendenza Archeologia Nelle Arti e Paesaggio delle Province di Chieti e Pescara ed impiegando archeologi professionisti sul campo.

"Questi scavi sono particolarmente importanti in quanto, quando si pensa agli antichi popoli italici, solitamente si considerano ben altre zone dell’Abruzzo (come le grandi necropoli di Capestrano e Fossa nell’Aquilano, o la necropoli di Campovalano nel Teramano). Eppure, questi lavori stanno per la prima volta gettando luce su questa porzione d’Abruzzo, la fascia collinare della Provincia di Chieti, finora poco conosciuta per quest’epoca. L’opera finanziata da Codice Citra, in questo senso, risulta fondamentale. Ringrazio inoltre la Soprintendenza con la quale siamo in piena collaborazione al fine di valorizzare nel modo migliore il patrimonio culturale”.

Alla conferenza, svoltasi al Palazzo Ducale di Crecchio hanno partecipato: Nicolino Di Paolo, sindaco di Crecchio, Sandro Spella, Presidente di Codice Citra, l’archeologa Amalia Faustoferri, l’archeologo Andrea Rosario Staffa, l’archeologo Luca Cherstich, la restauratrice ed archeologa Rossella Calanca.

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