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Sabato, 01 Maggio 2021 18:16

Cosenza Pescara 3 0, biancazzurri virtualmente retrocessi

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Il Pescara perde a Cosenza per tre reti a zero al termine di una partita mai giocata. I padroni di casa risolvono tutto in mezz’ora, con disarmante semplicità. Segnano, nell’ordine, Tremolada, Carretta e ancora Tremolada, contro un avversario inesistente. Il dato tecnico della partita semplicemente non esiste (Machin sbaglierà un rigore, ma la sconfitta sarebbe stata comunque inevitabile). Il Pescara è virtualmente in serie C (la “matematica” arriverà a breve) e la retrocessione è meritatissima.

In verità, il Pescara retrocede per il secondo anno consecutivo, essendosi salvato la scorsa stagione solo grazie alla penalizzazione inflitta al Trapani. Evidentemente la circostanza non è stata sufficiente ad allarmare congruamente la società, la quale ha proseguito nel commettere tutti gli errori da ogni dove denunciati.

L’impressione è che da qualche tempo la costruzione della squadra non risponda più a criteri tecnici e che risenta di dinamiche altre, forse dettate da difficoltà economiche o di gestione. L’alternativa a tale impressione può solamente essere lo sconforto davanti a sbagli evidentissimi.

Impossibile elencare tutte le nefandezze che hanno condotto a questa retrocessione, anche perché spesso sono cause remote. Non meno rilevanti, tuttavia, come la mancata conferma di Pillon o le varie cessioni di Machin. Per ora limitiamoci alle più prossime.

La scelta di non confermare Sottil e di puntare su Oddo non aveva alcun senso, se non quello di abbagliare qualche tifoso. Le colpe di Oddo, poi, sono palesi, tra le quali vi è anche quella di aver dato il suo avallo ad un mercato scellerato.

La costruzione della squadra è stata del tutto illogica: Drudi e Scognamiglio da sicuri partenti a titolari inamovibili; nessun centravanti che stesse in piedi; il buco del terzino destro (Balzano non doveva essere considerato); mix tra giovanissimi e vecchissimi, senza giocatori pronti. Soprattutto, poi, la quasi totalità della squadra formata da prestiti. Quest’ultimo punto (una situazione da sempre avversata dai più importanti allenatori del mondo) ha avuto un impatto decisivo sulla retrocessione. I calciatori in grado di salvarti sono sempre quelli che retrocederebbero con te, mai quelli che si sentono di passaggio.

Ad una costruzione sbagliata si è poi aggiunto un mercato di gennaio inaccettabile. Serviva una punta e sono arrivati Odgaard e Giannetti, ovverosia un ragazzino e un attaccante che non segnava dal dicembre ’19. Serviva un difensore ed è arrivato Sorensen, mai in condizione e chiarissimo responsabile di non pochi gol subiti. A centrocampo sono arrivati Rigoni, Basit, Tabanelli e Dessena, con quest’ultimo unico ad avere più o meno mostrato qualcosa. Peraltro a seguito di lungo rodaggio. Gli altri, dannosi – talvolta letali – o non pervenuti. Capitolo Machin: serviva uno come lui? No. Dato che l’hai preso, poteva sfruttarsi meglio? Si. Sia chiaro, Machin è il calciatore più forte di questa squadra. Sa fare arrabbiare, ma sa fare vincere le partite. Ciononostante, è stato oggetto di critiche spesso preconcette e di dilemmi tattici del tutto fuori luogo nella situazione biancazzurra. Se ce l’hai, lo fai giocare sempre, dove vuole lui, e lo prendi così com’è.

Quando si retrocede non c’è un solo colpevole, ma è chiaro che il presidente Sebastiani non può spartire granché delle sue responsabilità. Come, del resto, non ha spartito le decisioni che hanno portato al disastro. La società è ormai lui e poco più, con ruoli sempre meno assegnati e un costante accentramento della gestione. Tutto legittimo, naturalmente, tuttavia risulta a noi assai semplice individuare chi lodare o incolpare.

Si è sempre detto che Pescara è una piazza che non merita la serie C. Questa affermazione, un tempo condivisibile e oggi contraddetta dalla realtà, è ormai una menzogna. Il calcio a Pescara è un fenomeno non più vivo, si è spento tutto. Persino questa retrocessione giunge quietissima.