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Lunedì, 03 Agosto 2026 16:36

Rimini. Sarà il Meeting di Leone dopo gli anni duri con Francesco: Cielle mette in stand-by la politica

cds

​«La politica è una dimensione dell'umano, ma l'umano non si esaurisce mai nella politica: quando la fede cerca il potere, perde il suo cuore; quando dona la vita, cambia il mondo.»

— Luigi Giussani


​Alla Fiera di Rimini, sui padiglioni tirati a lucido per la storica kermesse estiva, soffia il vento di una stagione del tutto inedita. Per la comunità di Comunione e Liberazione, l'appuntamento dell'agosto segna il definitivo superamento di un decennio complesso e vertiginoso. La visita annunciata di Papa Leone XIV rappresenta molto più di un semplice evento fieristico o ecclesiastico: è l'approdo simbolico di una riconciliazione e, al tempo stesso, la consacrazione di una nuova fase identitaria per il movimento fondato da don Luigi Giussani. Dopo gli anni sferzanti della dialettica con Papa Francesco, contrassegnati da riforme istituzionali, commissariamenti della governance laicale e richiami severi all'essenzialità del carisma, la presenza del nuovo Pontefice al Meeting suggella la fine della tempestosa «fase di transizione».

​Ma la vera svolta culturale non sta soltanto nelle navate e negli auditorium dove risuoneranno i passi di Leone XIV. Sta nella scelta radicale, quasi ostinata, di collocare la politica politicante su un binario secondario, in uno "stand-by" meditativo che capovolge decenni di narrazione mediatica.

​Gli anni del vaglio: dalla tensione con Francesco alla maturità laicale

​Per comprendere la portata emotiva e culturale di questo Meeting, occorre riavvolgere il nastro di un periodo attraversato da profonde tensioni istituzionali ed ecclesiali. Il pontificato di Papa Francesco ha rappresentato per Comunione e Liberazione una stagione di severo vaglio pedagogico. Con il decreto sul governo dei movimenti laicali, le norme sui limiti dei mandati e il successivo azzeramento dei vertici della Fraternità, il Vaticano aveva imposto a Cielle una profonda revisione delle proprie strutture decisionali.

​Non erano mancati i momenti di sbandamento:

​Il rischio del ripiegamento difensivo di fronte alle critiche romane.
​Le resistenze di chi vedeva nelle riforme un ridimensionamento del carisma originario.

Il faticoso lavoro della presidenza guidata da Davide Prosperi per riallineare il movimento alle direttive della Santa Sede senza smarrire l'entusiasmo della presenza nel mondo.

​Francesco aveva spesso messo in guardia il movimento dalle tentazioni dell'autoreferenzialità, dal rischio del "muro di cinta" e dalla tentazione di ridurre l'esperienza cristiana a un'egemonia sociopolitica o a una cordata di potere professionale. Quella pedagogia ruvida e paterna, talvolta vissuta con sofferenza dai militanti della prima ora, ha finito per scrostare dal movimento molte delle sovrastrutture incrostate durante le stagioni passate.

​Oggi, con l'elezione di Papa Leone XIV, quel percorso di depurazione mostra i suoi frutti: Cielle non si presenta al cospetto del Successore di Pietro come un gruppo di pressione in cerca di legittimazione, ma come una comunità educante che ha ritrovato la propria centralità nel dialogo aperto e non egemonico con la società plurale.

​Il Papa al Meeting: l'abbraccio di Leone e il senso della ricostruzione

​L'arrivo di Leone XIV alla Fiera di Rimini riallaccia un filo ideale con le grandi visite papali della storia di Cielle: da quella storicamente memorabile di San Giovanni Paolo II fino all'intervento di Benedetto XVI. Il nuovo Pontefice incarna una figura di sintesi, capace di unire l'esigenza di radicamento teologico alla spinta missionaria nelle periferie culturali contemporanee.

​Il tema guida della manifestazione — tratto dall'ultimo verso della Divina Commedia di Dante Alighieri, «L'amor che move il sole e l'altre stelle» — esprime chiaramente la traiettoria che la direzione del Meeting ha inteso imprimere alla nuova edizione. Non più la pretesa di spiegare il mondo attraverso le ricette dello sviluppo economico o delle alleanze parlamentari, ma il ritorno alle domande fondamentali dell'esistenza umana: il dolore, il desiderio, la giustizia, la bellezza e il valore inestimabile della persona di fronte alle derive dell'algoritmo e della guerra.

​La presenza di Papa Leone non sarà un passaggio formale, ma un vero e proprio abbraccio corale. Il Pontefice incontrerà le famiglie, gli studenti, i volontari e i testimoni di mondi feriti. In un’epoca sfigurata dai conflitti internazionali e dalla polarizzazione mediatica, il messaggio della Chiesa a Rimini parla la lingua del dialogo disarmato. Dalle testimonianze di pace in Terra Santa fino ai racconti di riconciliazione tra vittime ed esecutori di atti terroristici, l'evento riminese vuole dimostrare che l'unica vera ricostruzione possibile parte dal cuore dell'uomo e non dalle alchimie di palazzo.

La politica in stand-by tra le mosse di Trump su Sánchez e il nodo Iran

​Se un tempo il Meeting di Rimini rappresentava il palcoscenico del cattolicesimo italiano dove si decidevano candidature, si siglavano patti di governo e si misuravano i pesi delle correnti, l'edizione attuale segna un cambio di paradigma netto. Cielle ha messo la politica in "stand-by", rifiutando il ruolo di sponda o di padrino culturale per qualsiasi forza di governo.

​I riflettori di Rimini svelano un panorama geopolitico infiammato, in cui persino i leader internazionali si trovano avvolti dalla bufera delle dichiarazioni ufficiali e della propaganda. La complessa crisi migratoria all'exclave di Ceuta e le tensioni nel Mediterraneo hanno visto un duro attacco frontale di Donald Trump nei confronti del premier spagnolo Pedro Sánchez. Trump ha bollato la gestione di Sánchez come una chiara dimostrazione di debolezza ideologica e una "catastrofe", trasformando la pressione sui confini europei in un'arma di contesa politica globale.

​Lo stesso Trump incrocia nuovamente lo scenario medioorientale bloccando l'ennesimo attacco militare all'Iran. Il presidente americano ha sostenuto pubblicamente di aver frenato l'offensiva aerea grazie a presunte richieste dirette di trattative arrivate da Teheran per riaprire lo stretto di Hormuz e chiudere la partita sul nucleare. Tuttavia, questa versione della trattativa imminente è stata fermamente smentita e bollata come priva di fondamento dalle autorità iraniane, svelando come il blocco dell'attacco risponda a narrazioni strategiche e pressioni diplomatiche anziché a un vero passo indietro di Teheran.

​Sánchez si ritrova così stretto tra l'attacco della Casa Bianca e il disordine geopolitico del Mediterraneo. Eppure, proprio mentre a livello globale infuriano questi scontri propagandistici tra blocchi conservatori e governi progressisti, il Meeting di Rimini sceglie intenzionalmente di non prestarsi a fare da cassa di risonanza per le schermaglie di palazzo. La presenza dei leader viene accolta per un confronto istituzionale di merito, ma senza alcuna investitura o schieramento di parte.

Il valore della sussidiarietà e la sfida del futuro

​Mettendo in secondo piano il tatticismo dei palazzi e la polarizzazione ideologica delle cancellerie estere, il Meeting riscopre la sua vocazione originaria: essere una piazza del popolo, un cantiere dove una moltitudine di volontari offre gratuitamente il proprio tempo per costruire un'esperienza di condivisione.

​La sussidiarietà — principio cardine della dottrina sociale della Chiesa e da sempre manifesto del movimento giussaniano — non viene più declinata come una rivendicazione di contributi pubblici per le proprie opere, ma come risposta comunitaria alle fragilità del territorio. Nelle mostre, nei dibattiti scientifici e nelle testimonianze dal mondo emergono i volti di una società ferace che non si arrende al cinismo: imprenditori che scommettono sull'inclusione, educatori che riaprono gli spazi del dialogo con gli adolescenti, cooperanti che costruiscono ponti dove altri erigono muri.

​Dopo gli anni bui della tempesta e la necessaria pulizia dell'essenziale pretesa da Francesco, l'incontro con Papa Leone XIV restituisce a Comunione e Liberazione il suo vero compito: non quello di fare da battistrada a una qualche formula politica o schierarsi nelle guerre d'influenza internazionali, ma di continuare a gridare nel deserto contemporaneo che l'uomo è fatto per l'infinito, e che solo da un incontro vero può rinascere la speranza per la città di tutti.

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