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Mercoledì, 03 Agosto 2016 15:55

Goletta Verde rilancia l’appello al Governo per bloccare l’uso dell’airgun

flash mob a Vasto flash mob a Vasto

Legambiente: “Trentamila km quadrati di mare Adriatico, da Rimini a Otranto, saranno interessati dalla ricerca di nuovo petrolio con questa discussa tecnica di ricerca che non porta vantaggi alla collettività, ma che è a favore esclusivamente delle compagnie petrolifere”

 

Il flash mob a Vasto (Ch) dove tre anni fa si spiaggiarono sette capodogli La petizione #StopOilAirgun

Dalla spiaggia di Vasto in tanti per dire #stopOilAirgun. A un anno di distanza la Goletta Verde di Legambiente torna alla spiaggia di Punta Penna a Vasto, dove nel settembre del 2014 si sono spiaggiati 7 capodogli, per dire chiedere al premier Renzi e al Governo di vietare la discussa tecnica utilizzata per le prospezioni petrolifere in mare che ha un impatto devastante sull’ecosistema marino, in particolare sui cetacei, e sulla pesca. Sempre più studi scientifici ribadiscono infatti che questa tecnica può provocare danni ed alterazioni comportamentali, talvolta letali, in specie marine assai diverse, in particolare per i cetacei, fino a chilometri di distanza. Gli studi hanno accertato la connessione tra lo spiaggiamento e le ricerche petrolifere attraverso airgun attive nell’area. Senza calcolare i danni economici alle attività di pesca e l’economia locale. La soluzione è unica: costringere il governo a vietare una volta per tutte l’utilizzo di questa tecnica per la ricerca di idrocarburi.

“Una battaglia che rientra nella nostra mobilitazione generale contro le fonti fossili che continua anche dopo il referendum – Rossella Muroni, presidente di Legambiente – perché come volevasi dimostrare nuovi pozzi e nuove attività di prospezione mettono a rischio l’Adriatico e più in generale i mari italiani. C’è, invece, un altro scenario più conveniente, pulito, democratico su cui chiediamo al Governo Renzi di puntare per portare l’Italia fuori dall’era dei fossili, in linea con gli impegni presi a Parigi alla Cop21. L’Italia – conclude Muroni - possiede oggi risorse naturali e opportunità per puntare a un futuro cento per cento rinnovabile grazie ad alternative realmente competitive ma bloccate da politiche miopi: l’autoproduzione da energie rinnovabili, il biometano, l'efficienza energetica”.

Il pericolo dell’airgun è purtroppo ancora attuale dopo che il TAR del Lazio ha bocciato il ricorso presentato dai comuni abruzzesi e marchigiani. In questo modo si dà sostanzialmente il via libera alla richiesta della Spectrum Geolimited, di condurre indagini con l'Airgun in circa 30.000 km quadrati di mare Adriatico, da Rimini a Otranto.

“Il nostro appello lo scorso anno ha raccolto quasi 50.000 sostenitori, persone dalla parte del mare e delle comunità locali, contro l’Airgun e gli interessi delle grandi compagnie petrolifere – dichiara Giuseppe Di Marco, presidente di Legambiente Abruzzo -. Per questo dalla spiaggia di Punta Penna a Vasto torniamo a chiedere con forza al Governo e a tutti gli schieramenti politici di vietare da subito l'utilizzo dell'airgun per la ricerca di petrolio e gas sotto i mari italiani, che non porta vantaggi alla collettività in termini economici, di conoscenza scientifica e ambientali, ma che è a favore esclusivamente delle compagnie che detengono i titoli e le concessioni minerarie. Un impegno già più volte annunciato dalla maggior parte dei gruppi parlamentari ma rimasto ad oggi ancora disatteso. Tutti gli abruzzesi sono chiamati a rinnovare questa battaglia per il nostro mare: così come abbiamo fermato Ombrina, adesso abbiamo la responsabilità di bloccare l’apertura di nuovi pozzi come quelli di Rospo Mare”.

Oggi non esistono misure specifiche sulla problematica dell’airgun a livello europeo e nazionale, ma sono sempre di più gli studi, i rapporti e i regolamenti internazionali che ne descrivono gli impatti e ne chiedono una maggiore regolamentazione e soprattutto una riduzione nella sua applicazione.

Per comprendere meglio i potenziali rischi derivanti dall’utilizzo intensivo dell’airgun va inoltre sottolineato che i nostri mari italiani rappresentano un importante hot spot di biodiversità, per questo ordine di mammiferi non solo per la presenza del “Santuario per i mammiferi marini Pelagos”, nato da un accordo internazionale tra Italia, Francia e Principato di Monaco e che è stata la prima area protetta al mondo dedicata alla protezione dei cetacei, ma anche per la ricchezza riscontrabile in altri distretti marini quali il Canale di Sicilia, lo Ionio ed il Mar Adriatico.

Ultima modifica il Mercoledì, 03 Agosto 2016 16:00

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